Quando scrissi Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino venni anche in contatto con una realtà che spesso si accompagna al tema della miseria (la povertà è una scelta, nella nostra società in realtà c’è la miseria, come ricorda padre Cesare Falletti): quella del gioco d’azzardo.

La curiosità aumentò quando vidi il trend delle entrate statali in terribile aumento in questi ultimi decenni. E soprattutto quando si superò, nel 2017, la fatidica soglia dei cento miliardi di euro indirizzati al gioco. Pensateci; quale cifra enorme gli italiani affidano alla fortuna. In questo campo sì che siamo primi in Europa.

Fu allora che mi decisi ad approfondire la tematica. La storia del gioco d’azzardo in Italia è tutt’altro che una storia lineare, anzi la definirei schizofrenica. Si passa da uno Stato che ritiene il gioco un disvalore e lo sanziona penalmente a uno Stato che lo alimenta. Perché questo? Molto banalmente perché le casse statali sono nel frattempo diventate esangui e si vede nel gioco una possibilità di fare cassa. Lo Stato, in questo campo, è semplicemente cinico.

E non solo in questo campo, direi. Gli importa fare cassa, ma non gli importa delle conseguenze sociali che il gioco genera: dall’usura ai reati connessi; dalle assenze sul lavoro alla rovina delle famiglie, dai suicidi alle depressioni. Senza contare il costo vivo, a carico proprio dello Stato, delle cure per la disintossicazione dei “drogati” da gioco. Perché il gioco oramai dalla medicina ufficiale è equiparato alle droghe, anzi forse è la droga che più si è diffusa in questi ultimi decenni. E questo significa che dei 10 miliardi circa che lo Stato incassa annualmente dal gioco nessuno è in grado di dire quanto in realtà gli resti in mano: certamente molto, molto meno.

Tutto questo e molto altro è confluito nel mio saggio Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo. Ma, come in altre pubblicazioni in cui ho analizzato questa che io definisco una “società ingiusta”, non mi sono limitato a dare i numeri del gioco: ho voluto lasciare la parola a chi non ce l’ha, ai giocatori. Io mi definisco una “cassa di risonanza”, non uno “scrittore”. E così per alcuni mesi ho viaggiato fra Giocatori Anonimi e persone in cura presso le Asl per raccogliere le loro testimonianze che sono drammatiche.

E una considerazione mi è venuta da fare: chissà se quei politici – di “destra” e di “sinistra” fa lo stesso – che in questi decenni hanno incentivato il gioco hanno mai ascoltato la voce di un giocatore incallito? Perché spesso i politici ragionano in astratto, non si confrontano con la realtà che vanno poi a normare; non la conoscono proprio.

Ma forse solamente mi illudo pensando che, se la conoscessero, agirebbero diversamente rispetto a come agiscono. Loro vivono per perpetuare il loro potere e favorire le lobbies che li sostengono. Noi qui, sulla terra, in mezzo alla gente comune, a testimoniare una realtà che è sempre più dura.

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