Due minorenni danno fuoco ai capelli di un senzatetto, mentre un terzo ragazzo riprende la scena con un cellulare. Durano 11 secondi le immagini che vengono poi fatte girare sui social, per vantarsi di quella che non può definirsi una bravata. Anche perché la vittima della violenza, pur non avendo avuto conseguenze, appare completamente disarmata, inerte, non reagisce al gesto. Si vedono due giovani che usano altrettanti accendini per infiammare i capelli dell’uomo, che viene ripreso di spalle. Le immagini sono state intercettate dal blog Chioggia Azzurra, che ha denunciato l’accaduto realizzando un servizio. I carabinieri si sono mobilitati e hanno avviato indagini per identificare i protagonisti dell’episodio che getta una luce sinistra su quanto accaduto l’1 ottobre quando di notte si è sviluppato un incendio sull’imbarcazione Il Gladiatore, un peschereccio in disarmo che è diventato la casa galleggiante del clochard.

L’uomo ha circa 45 anni ed è stato rintracciato dai militi i quali, in base alle immagini apparse su WhatsApp e su Facebook, starebbero per identificare anche i tre ragazzi, componenti di una mini banda che potrebbe aver messo nel mirino il barbone. E’ troppo remissivo, in quelle immagini, al punto da apparire quasi assuefatto alla violenza di cui è vittima. Una vera umiliazione, seguita dall’esibizione online. Gli accendini originano fiammate ai capelli stopposi, ma subito si spengono. Secondo gli investigatori, il clochard è stato preso di mira anche altre volte e, in un’occasione, gettato in acqua.

Era il primo ottobre quando a bordo del Gladiatore si era sviluppato un incendio. Intervennero i vigili del fuoco. Ma ai carabinieri, il quarantacinquenne aveva detto che la causa era una candela che teneva accesa per illuminare l’ambiente e che lui si era addormentato. Che si trattasse, invece, di un incendio causato da altre persone? E’ quello che i carabinieri vogliono accertare. Quel peschereccio ha una triste storia. Qualche anno fa si schiantò contro la lunata del Mose, la scogliera artificiale realizzata di fronte alla bocca di porto del Lido, e morì un giovane chioggiotto. E’ la stessa scogliera contro cui è finito a metà settembre il motoscafo offshore pilotato da Fabio Buzzi che ha battuto il record di traversata da Montecarlo a Venezia. Ci sono stati tre morti e un ferito. Il Gladiatore fu recuperato e riparato. Ma poi è stata abbandonata. E il barbone vi ha trovato rifugio.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Caporalato, intesa tra diocesi e comune di San Severo: “Domicilio e residenza ai braccianti che vivono in baraccopoli. Dare loro dignità”

next
Articolo Successivo

Mafia, Nicosia intercettato: “La morte di Falcone e Borsellino? Un incidente sul lavoro. All’aeroporto di Palermo va cambiato nome”

next