Hertha und Union – eine Nation”. Negli anni del Muro che spaccava la Germania e divideva Berlino in Est e Ovest, quella presenza costante era diventata allo stesso tempo il collante di un forte legame tra due tifoserie di calcio. Da una parte, quella occidentale, l’Hertha Berlin. Dall’altra, quella della Ddr, l’Union Berlin: la squadra del popolo rivale della Bfc Dinamo, quella per cui tifava Erich Mielke, fondatore della Stasi. A Ovest c’era inevitabile simpatia per “l’Eisern Union“, l’unione di ferro con le divise biancorosse diventata simbolo di disobbedienza al regime, vittima di continui sabotaggi ma mai doma. A Est invece nelle case venivano trasmesse in tv le partite dell’Hertha: diventarne tifosi, anche per ripicca verso il regime, era facile. Così nacque l’amicizia “dietro il filo spinato“, come recitavano le scritte di sciarpe e magliette con i reciproci colori che le due tifoserie indossavano negli Anni 70 e 80.

Sono passati 30 anni dalla fine di quel periodo, dalla caduta del Muro il 9 novembre 1989. Una settimana prima del trentesimo anniversario, il 2 novembre alle 18.3o, il derby di Berlino si giocherà per la prima volta nella storia in Bundesliga. Fino ad oggi infatti l’Union non aveva mai raggiunto la massima serie del campionato tedesco, nata anch’essa 30 anni fa con la riunificazione della Germania. Nel frattempo però del forte legame tra i due club, delle manifestazioni di fratellanza e della “Wiedervereinigungsspiel”, ovvero la “partita della riunificazione” che si giocò il 27 gennaio 1990 all’Olympiastadion, è rimasto ben poco. Tra il 2010 e il 2013 le due squadre si sono infatti già incontrate in Zweite Liga e non sono mancati scontri tra i tifosi: una rivalità quasi forzata, sicuramente non sentita, ma sintomo che quell’amicizia anti-Muro nata negli Anni 70 è ormai sbiadita.

Il primo derby della Capitale in Bundesliga si disputerà nel piccolo An der Alten Försterei, lo stadio dell’Union che conta appena 22mila posti, una tribuna centrale dotata di seggiolini e l’85% degli altri posti in piedi. Un impianto che è anche il simbolo di quello che è successo nel mondo del calcio tedesco dopo la caduta del Muro. Tolto il filo spinato, rimasero le differenze tra l’Est e l’Ovest, tanto che solo 5 squadre proveniente dalla Germania orientale, oltre all’Union, sono riusciti a giocare almeno una stagione in Bundesliga. Le società dell’Est, esclusa la RB Lipsia (dove però RB si scrive RasenBall ma si legge Red Bull) pagano ancora oggi una carenza di fondi e preparazione per competere contro le potenze occidentali.

Sono passati 30 anni prima che l’Union potesse sfidare l’Hertha in Bundesliga. 30 anni da quando, l’11 novembre 1989, i tifosi biancorossi invasero Berlino Ovest due giorni dopo la caduta del Muro per andare a vedere Hertha-Wattenscheid 09: allo stadio arrivarono in 55mila, per assistere a un pareggio (finì 1-1). Un mese dopo, l’Union si presentò in campo con una maglietta con la scritta Brauer: fu la prima squadra dell’Est a portare uno sponsor sulla maglia, per di più di una ditta di pulizie della Germania Ovest. Una provocazione, un gesto di ribellione. Così come un forte valore ebbe la “partita della riunificazione” che si giocò il 27 gennaio 1990. L’Hertha vinse 2-1 davanti a più di 50mila persone in quello che fu il primo vero tentativo di riunificazione delle persone. Solo 7 mesi più tardi, il 12 agosto, si giocò un altro match amichevole tra Union e Hertha: allo stadio arrivarono appena 4mila spettatori. Un primo segnale che quel legame, una volta caduto il Muro, sarebbe andato pian piano scomparendo.

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