Che dire quando per l’ennesima volta una pole position e una prima fila – come ieri – non si trasforma in una vittoria. Ancora una volta… Ancora una volta un’occasione buttata. Ancora una volta errori evitabili.

Se ne sono dette e lette un po’ di tutti i colori in queste ore su quanto accaduto ieri durante il Gp del Messico. Ancora una volta, una qualifica eccezionale non sfruttata in gara, ancora una volta una strategia errata. Se contiamo quante volte i responsabili delle strategie hanno commesso errori nell’arco di questa stagione, c’è da spaventarsi. Ma sono ancora là. Certo, se sbagli spesso e nessuno ti condanna, mentre quando ne indovina una al mille partono stuoli di oratori a decantare le tue lodi… allora avrai ancora il posto assicurato per molto.

Ancora una volta quando Leclerc esegue il pit stop magicamente finisce dietro al suo compagno di squadra per dar vita a gare tribolate e alla rincorsa disperata. Ancora una volta scuse… “La strategia a due soste era buona”: praticamente dei primi dieci classificati, la strategia a due soste l’hanno utilizzata solo in tre. Uno era obbligato e gli altri due (uno era Leclerc) si sono rovinati la gara. Ancora una volta.

Certo, si capisce, il pilota più pagato deve essere davanti, altrimenti sponsor e investitori potrebbero risentirsi, e chi ci parla poi con costoro? Giusta o sbagliata come scelta non giudico. Spesso in Formula 1 si è ragionato anche in questo senso e non sarebbe la prima volta che fattori economici e pubblicitari impongano e influenzino scelte strategiche e sportive. L’automobilismo è anche questo ed è inutile indignarsi di ciò. Resta il fatto che il pilota che sembra averne di più, ancora una volta, si ritrova dietro.

Rispondo subito a chi mi ha già accusato via social ieri di affermare che la Ferrari preferisce perdere anziché far vincere il pilota meno pagato. Non l’ho mai affermato ma quello che dico, e lo dicono i fatti, è che ancora una volta la strategia migliore casca sulla testa del pilota più pagato, mentre la strategia più azzardata e meno efficace (lo dice la classifica finale dei singoli Gp) casca sulla testa del pilota pagato meno. Punto. Dati di fatto, interpretabili come casualità, coincidenze o come fatti voluti e studiati a tavolino. Ognuno si farà la sua idea, io riporto, da cronista, quanto fino ad oggi nella stragrande maggioranza dei casi è accaduto in pista… ancora una volta.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

F1 Messico, pole per Verstappen ma viene penalizzato: prima fila tutta Ferrari, terzo Hamilton

next
Articolo Successivo

Lewis Hamilton è campione del mondo per la sesta volta: record di Schumacher a un passo

next