Ricostruzioni fantasiose che rischiano di gettare ombre sul nostro operato istituzionale”. Giuseppe Conte descrive così quanto riportato dai giornali nelle ultime settimane sul filone italiano della controinchiesta voluta da Donald Trump sulle origini del Russiagate. Il presidente del Consiglio ha riferito oggi al Copasir sugli incontri che William Barr, il procuratore generale degli Stati Uniti, ha avuto con i nostri servizi segreti in agosto e settembre.

“Qualcuno ha collegato il tweet di Trump con l’apprezzamento nei miei confronti a questa inchiesta, ma Trump non mi ha mai parlato di questa inchiesta. La richiesta da parte degli Stati Uniti risale a giugno ed è prevenuta da Barr. Barr ha chiesto di verificare l’operato degli agenti americani e la richiesta è avvenuta sul presupposto di non voler mettere in discussione l’operato delle autorità italiane”, ha proseguito Conte, che ha sottolineato: “Io non ho mai parlato con Barr neanche per telefono”, ma “ ho acconsentito a questa interlocuzione per chiarire che la nostra intelligence era estranea a questa vicenda”.

Due le occasioni in cui gli 007 italiani hanno incontrato quelli statunitensi. Il primo risale al 15 agosto: “Mi risulta che Barr fosse in Italia per motivi personali – ha riferito Conte – Si è trattato di una riunione tecnica con il direttore del Dis Gennaro Vecchione, che non si è svolta all’ambasciata americana né in un bar, né in un albergo come riportato da alcuni organi di informazione, ma nella sede di piazza Dante del Dis. È stata una riunione in cui è stato chiesto alla controparte americana di definire il perimetro di questa collaborazione. La seconda riunione – ha proseguito il presidente del Consiglio – porta la data del 27 settembre: “Anche questo incontro è avvenuto nella sede di piazza Dante, c’erano i direttori di Aise e Aisi. Si è chiarito che la nostra intelligence è estranea a questa vicenda. Gli interlocutori Usa questa estraneità è stata riconosciuta“

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