L’ultimo rilancio è quello definitivo: Ettore Messina in panchina, un’artista del passaggio come Sergio Rodriguez a guidare la squadra, un mix di stranieri che garantiscono punti ed esperienza, oltre alle conferme dei pezzi da 90 e l’innesto del miglior italiano dell’ultimo campionato. Dopo il disastro dello scorso anno, l’Olimpia Armani Exchange Milano rilancia e va all-in con un mercato degno delle regine d’Europa. E si candida, nonostante gli investimenti della Virtus Bologna e l’affidabilità della Reyer Venezia campione d’Italia, a recitare il ruolo di solista nella Serie A che riparte martedì sera da Pesaro dove la Virtus Libertas riaccoglie nella massima serie la Fortitudo Bologna.

IL TRIO DI TESTA – Come e forse più degli scorsi anni, quando non sempre è riuscita a imporsi, Milano parte da strafavorita per il titolo. Non solo per l’acquisto di Rodriguez e la panchina affidata a Messina, al rientro in Europa dopo la formazione accanto a Gregg Popovich in Nba. Armani ha portato al Forum altri lussi come Shelvin Mack, Michael Roll e Riccardo Moraschini, miglior italiano della scorsa stagione. Sulla strada dei biancorossi ci sarà innanzitutto la Virtus Bologna di Sasha Djordjevic che si è affidato a Milos Teodosic, leggenda dell’Eurolega in cerca di nuovi spazi europei dopo l’avventura in Nba. In terza posizione scatta Venezia, tricolore a sorpresa a giugno, che ha confermato Walter De Raffaele in panchina, Mitchell Watt e Austin Daye in campo, oltre a innestare Jeremy Chappell da Brindisi e Ariel Filloy e Ike Udanoh da Avellino.

LE OUTSIDER – Alle spalle del trio di testa, c’è la Dinamo Sassari di coach Pozzecco che a giugno ha sfiorato il colpaccio dopo mesi di sole vittorie. Ha perso pezzi pregiati come Jack Cooley, certo, ma ha anche portato in Sardegna uomini rodati come gli ex Olimpia Jerrells e McLean. Ha vinto la Supercoppa Italiana nella Final Four di Bari facendo così subito capire che vuole rivestire il ruolo di guastafeste. Nel nome della continuità. La stessa che ha scelto l’Happy Casa Brindisi dopo i quarti di finale conquistati lo scorso anno: rimasti Frank Vitucci in panchina e il duo Banks-Brown in campo, i pugliesi hanno scelto innesti di qualità e quantità come l’ex Cantù Tyler Stone e Darius Thompson. Dietro, una nutrita pattuglia di italiani che possa garantire minuti importanti in vista della Champions League: se saprà reggere il doppio impegno, l’energia biancazzurra è destinata a ripetersi. Altre squadre di disturbo potranno essere la Vanoli Cremona di Meo Sacchetti, priva dell’mvp della scorsa stagione Crawford ma rimpolpata con il talento di Jordan Mathews, e la Grissin Bon Reggio Emilia di coach Buscaglia, arrivato da Trento per gestire un gruppo di talento affidato alle mani esperte di Gal Mekel.

IL GRUPPONE – Aspirano a un posto nei playoff anche la Dolomiti Energia Trento del giovane Nicola Brienza, artefice della salvezza comoda di Cantù nel 2018/19, Varese, ancora nelle mani di Attilio Caja, e Brescia dove Enzino Esposito avrà a disposizione un gruppo italiano solido e stranieri di pedigree tra i quali spicca Tyler Cain, roccioso pivot che lo scorso anno ha fatto molto bene in A. Ha cambiato molto, ma ha già dimostrato di adattarsi in fretta nel 2018/19, la Trieste di Eugenio Dalmasson che dovrà amalgamare in fretta i cinque stranieri del quintetto, tutti volti nuovi in Italia. È corta, ma dalla sua ha l’entusiasmo, Treviso, al rientro in A: è allenata da Max Menetti, che ha fatto molto bene a Reggio Emilia, ha tanti giovani con voglia di ri-affermarsi (Tessitori, Imbrò) e ha un possibile crac in regia come Aleksej Nikolic.

LE CINQUE DI CODA – Leggermente dietro le altre due neopromosse, Fortitudo Bologna e Virtus Roma. I bolognesi proveranno a raggiungere una tranquilla salvezza con l’usato sicuro (Stipcevic, Leunen e Aradori) e la spinta di un ambiente che attendeva da tempo di tornare tra le grandi. Nella Capitale, Piero Bucchi, cultore del pick&roll, ha puntato tutte le sue fiches sull’asse play-pivot, ingaggiando Jerome Dyson e Davon Jefferson, due da grandi numeri come hanno dimostrato in passato tra Brindisi, Sassari e Cantù. Un gradino più in basso la Pallacanestro Cantù di Cesare Pancotto le cui sorti dipendono dal rilancio di Wes Clark, ex Brindisi che aveva fatto molto bene prima dell’infortunio, Pistoia che rispolvera il talento di Zabian Dowdell e la Pesaro dell’esordiente Federico Perego, che mixerà i chili di Tau Lydeka e la voglia di un gruppo italiano guidato da Federico Mussini e Leonardo Totè.

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