Soldi al presidente della storica cassaforte di Matteo Renzi, per intervenire con i politici e sbloccare i problemi del gruppo Toto nel settore delle concessioni autostradali. È questo, in sintesi, il sospetto che ha portato la procura di Firenze a iscrivere nel registro degli indagati l’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione Open, cioè quella che è stata la cassaforte di Renzi negli anni della scalata al potere. Bianchi è accusato di traffico di influenze illecite. A raccontare i retroscena dell’inchiesta, oltre al Fatto Quotidiano in edicola, è il quotidiano La Verità.

Le accuse a Bianchi – Secondo l’avvocato Nino D’Avirro, che difende Bianchi, i soldi ricevuti dalla holding Toto sarebbero legati a una regolare prestazione professionale. Lo studio legale di Bianchi avrebbe curato un contenzioso da 75 milioni di euro. La vicenda era legata a una questione di concessioni tra il gruppo Toto e Autostrade per l’Italia davanti alla giustizia amministrativa. Alla fine lo studio ha emesso una parcella da più di 2 milioni di euro lordi. A Bianchi ne sono andati direttamente settecentomila netti. Ma l’avvocato li ha versati quasi interamente nelle casse della fondazione Open. Per quele motivo? È la domanda che si pongono gli inquirenti, che per questo hanno acceso i riflettori su uno dei più defilati esponenti del Giglio magico. La giustificazione di Bianchi è la seguente: l’avvocato avrebbe dirottato quei fondi su Open – di cui era rappresentante legale – perché la fondazione era in perdita e non sarebbe riuscita a chiudere i bilanci. Sempre Bianchi ha poi ottenuto la restituzione di parte di quei 700mila euro dopo la chiusura della fondazione, nel 2018.

I Toto, il governo e la storia dell’emendamento – Sempre La Verità fa notare che nello stesso periodo attenzionato dagli inquirenti, la stessa famiglia di imprenditori abruzzesi ottiene una decisione favorevole dal governo all’epoca guidato da Paolo Gentiloni. Si parla di un emendamento alla manovra economica che sanava un debito di 121 milioni della società dei Toto, Strada dei Parchi, titolare di consessioni autostradali, con Anas. Erano le rate scadute del corrispettivo di gara con cui Carlo Toto (con i Benetton, dai quali nel 2011 aveva rilevato le quote) si aggiudicò la concessione per le autostrade abruzzesi A24 e A25. Il canone era stato pagato fino al 2013. Poi però il ruolo di concedente passo da Anas – nel frattempo diventata spa – a Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. A quel punto partì un contenzioso. La rivendicazione di Strada dei parchi è stata ribadita nel giugno del 2019 da Riccardo Toto e Lino Bergonzi (ad di Renexia e consigliere di Toto holding) con una lettera al Messaggero: “Il primo gennaio 2012 l’ Anas fu trasformata in una spa con la conseguente perdita del ruolo di concedente, ruolo passato al Mit. Il Gruppo Toto deve pertanto pagare al Mit e non all’ Anas la somma dovuta”. Anas chiedeva 303 milioni di capitale residuo e 121 milioni di rate scadute. Totale: 425 milioni, che potevano diventare 782 se calcolati fino al 2030, cioè fino al termine della concessione. Toto fece causa per un miliardo. Il governo intervenne risolvendo la questione con una mediazione: all’Anas dovevano andare 121 milioni, ma sarebbero stati impiegati dal concessionario per i lavori di manutenzione autostradale. La somma sarebbe stata restituita a rate, allo Stato e non all’ Anas, entro il 2031.

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