A fine 2018 gli stranieri regolari residenti in Italia erano 5,25 milioni (111mila in più rispetto al 2017), di cui 3,6 milioni provengono da Paesi non comunitari. Negli ultimi dieci anni i residenti stranieri sono aumentati del 419%, uno dei tassi di crescita più marcati tra quelli registrati nei Paesi europei. Sono i dati illustrati qualche giorno fa dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo in audizione davanti alla commissione Affari costituzionali della Camera. Blangiardo ha anche sottolineato che la cittadinanza più numerosa sul territorio italiano è quella rumena – si tratta quindi di cittadini comunitari – costituita da 1,2 milioni di persone. Seguono albanesi (441mila), marocchini (423mila), cinesi (300mila) e ucraini (239mila). Queste cinque nazionalità da sole rappresentano quasi il 50% del totale degli stranieri residenti.

Spulciando le banche dati Istat si scopre che tra 2010 e 2018 i residenti stranieri sono aumentati di oltre 400mila. Le provenienze con i maggiori incrementi negli ultimi 8 anni sono Romania, Cina e Nigeria. In particolare la consistenza dei rumeni residenti in Italia è aumentata di 238mila persone mentre quella degli albanesi e dei marocchini è rimasta sostanzialmente stabile, i cinesi sono aumentati di 90mila unità e gli ucraini di 39mila. Quanto alle altre nazionalità, i nigeriani sono aumentati in otto anni di 63mila unità raggiungendo le 117mila, gli egiziani sono passati da 90mila a 126mila (+51mila) e i pakistani da 75mila a 122mila (+47mila). I permessi di soggiorno concessi a cittadini non comunitari sono 3,7 milioni (dato aggiornato a gennaio 2018), poche centinaia in più rispetto all’anno precedente. I principali Paesi di cittadinanza di coloro che hanno avuto il permesso sono Marocco (443mila persone), Albania (430mila), Cina (309mila) e Ucraina (235mila)

Dal lato degli “ingressi”, come ha sottolineato Blangiardo, “ad alimentare il numero degli stranieri in Italia concorrono non solo le migrazioni dall’estero, ma anche i tanti nati nel nostro Paese da genitori entrambi stranieri, le cosiddette seconde generazioni. Dal 2000 al 2017 il flusso che ha alimentato la seconda generazione in senso stretto è costituito da quasi un milione e 100 mila bambini stranieri nati in Italia. Dal lato delle uscite, oltre alla mortalità e alla cancellazione per l’estero o per altre cause, si devono tenere in considerazione le acquisizioni di cittadinanza.

Sono l’8,5% della popolazione – In Italia, gli stranieri rappresentano l’8,5 per cento della popolazione totale: un valore più alto di quello della Francia (7 per cento), inferiore a quello tedesco (11,7 per cento) e austriaco (15,7 per cento) e poco distante da quello del Regno Unito (9,5 per cento). La gran parte degli stranieri residenti vive al Centro-Nord, dove si registra un’incidenza sul totale dei residenti superiore al 10 per cento. Al sud il fenomeno è in crescita, ma rimane contenuto: si contano 4,6 residenti stranieri per 100 abitanti. La popolazione straniera residente nel nostro Paese è giovane: 34 anni l’età media, contro i 45 degli italiani. Il suo indice di vecchiaia (il rapporto tra la popolazione over 65 e gli under 15) è il più basso dell’unione insieme a quello greco. Quello della cittadinanza italiana invece è il più alto d’Europa, con 187 anziani ogni 100 ragazzi. L’equilibrio fra generi è rispettato, con una lieve prevalenza femminile: a livello complessivo, le donne sono il 51,7 per cento. Ma l’immigrazione dall’Ucraina, per esempio, è in gran parte femminile, mentre quella dal Bangladesh è maschile. In altri casi, come quello cinese, gli spostamenti coinvolgono tutta la famiglia.

In calo i nuovi cittadini – In calo le acquisizioni di cittadinanza, dopo un periodo di crescita nell’ultimo decennio. Nel 2016 sono state 202mila, nel 2017 150 mila e nel 2018 120mila. A livello territoriale, la distribuzione delle acquisizioni è eterogenea: il numero più elevato si è registrato a Milano (oltre 10mila), seguita da Brescia (più di 8mila), Roma (6.500) e Bergamo (poco più di 6mila). Nel 2017 hanno acquisito la cittadinanza soprattutto gli albanesi (27mila) e i marocchini (22mila), comunità storiche che da sole coprono il 37 per cento delle acquisizioni. Rilevante la componente di giovanissimi: tra il 2013 e il 2018 i minori hanno sempre rappresentato all’incirca il 40 per cento delle acquisizioni registrate ogni anno. In gran parte ottengono il diritto per trasmissione dai genitori. I minori di seconda generazione, al 1 gennaio del 2018, sono circa 1 milione e 300 mila. Di questi, il 75 per cento è nato in Italia.

Il ricongiungimento ai familiari è – dal 2011 – il motivo di ingresso più diffuso (43 per cento) seguito al secondo posto dai flussi di asilo e protezione umanitaria, che nel 2017 hanno rappresentato più del 38 per cento totale. La prima esigenza riguarda soprattutto le donne, la seconda gli uomini. Nello stesso periodo hanno toccato il minimo storico invece i motivi di lavoro , con poco più del 4 per cento dei permessi.

Per quanto riguarda i rifugiati, secondo i dati Eurostat nel primo trimestre del 2019 sono state 158mila le persone che per la prima volta hanno fatto richiesta di protezione internazionale a uno stato membro dell’Unione europea. Si registra una crescita rispetto al 2018 ma una netta diminuzione rispetto ai picchi fra la fine del 2015 (oltre 426mila richieste nell’ultimo trimestre) e l’inizio del 2016 (circa 308mila nei primi mesi dell’anno). Le richieste sono arrivate soprattutto da siriani, venezuelani e afghani.

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