I partiti di un “uomo solo” sono una “tragedia”, compreso quello di Matteo Renzi, Italia Viva. “Bellissimo nome. Un mio amico lo propose per uno yogurt forse per i fermenti vivi. Il problema è che lo yogurt ha una scadenza ravvicinata e questo per un partito può essere un problema”. Anche perché i partiti personali “funzionano la prima volta” e “ripeterli crea problemi”. Romano Prodi attacca l’ex segretario del Pd per la decisione di abbandonare i dem e fondare un suo partito.

In un’intervista a Repubblica, l’uomo che aggregò il centrosinistra portandolo a battere due volte Silvio Berlusconi puntualizza che “la pensavo così anche quando il gruppo di Pier Luigi Bersani ha lasciato, temporaneamente, i Democratici”. Ma quello di Renzi, spiega, pur essendo “assolutamente prevedibile” è un addio “inspiegabile nei tempi”. Nei partiti, ammonisce Prodi, “è obbligatorio saper stare in minoranza” e “confrontarsi continuamente nelle sedi appropriate anche quando si perde”.

L’ex premier ha invece scelto la strada solitaria ma, ricorda l’ex commissario europeo, in un periodo in cui il personalismo è una “tendenza mondiale” la sua esasperazione rischia di sfiorare il “ridicolo”. Della svolta di Renzi, aggiunge il Professore, è stato colpito dall’uso della parola “futuro” usata come programma: “Un programma che potrei usare anch’io che ho compiuto 80 anni perché va bene sempre, per tutti. E non dice niente”.

Il vocabolo che dovrebbe essere al centro dell’agenda politica, a suo avviso, è invece quella della lotta all’evasione fiscale: “Il Pd – spiega – ha un futuro se ritrova un’anima di sinistra e riformista. E dovrebbe presentarsi con un solo punto all’ordine del giorno: lotta spietata, organica e di lungo periodo all’evasione”. L’Italia, ricorda, “ha oltre 100 miliardi di evasione, recuperandone anche solo la metà risolveremmo tutti i problemi del Paese perché avremmo i mezzi per riportare giustizia e offrire opportunità vere ai giovani”. Insomma, con i soldi recuperati “ci si può dedicare alla scuola e alla sanità, si possono ridurre le ingiustizie, sveltire la burocrazia… tutto quello su cui riflette chi ama il Paese”. Perché, conclude, “senza i mezzi per fare, si illude il Paese e l’Italia non guarirà mai”.

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