di Antonio Fiorentino, archittetto urbanista, perUnaltracittà

La saturazione turistica di Firenze ha ormai raggiunto livelli non più sopportabili. Si moltiplicano incontri, studi, mobilitazioni contro la Città fabbrica del turismo e contro le sue storture infrastrutturali (nuovo aeroporto, tunnel Tav e tramvia) destinate a peggiorarne la condizione.

Recentemente il dibattito sembra essersi concentrato (arenato?) sull’ingombrante presenza delle piattaforme digitali, quali Airbnb, Homeaway e altre, che, certamente hanno dato il colpo di grazia ad un fenomeno che invece parte da lontano e che ha visto, negli anni passati, il Sistema della moda impadronirsi della città e utilizzarla come brand delle proprie merci. Come non dimenticare la demenziale localizzazione del Polo fieristico alla Fortezza da Basso nel cuore della città storica, o la successione dei Piani Urbanistici che hanno smantellato tutte le forme di controllo pubblico delle trasformazioni.

E in tutto ciò dove sono gli abitanti della città? Svaniti o ridotti a comparse di uno scenario ad uso e consumo dell’abbuffata turistico-immobiliare in atto. A fronte della loro eclissi e della compiacenza della pubblica amministrazione a Firenze trovano spazio portatori di interessi che, appropriandosi dei processi di trasformazione urbana, diventano di fatto i nuovi padroni della città.

Con l’inchiesta compiuta da perUnaltracittà “A chi fa gola Firenze?” abbiamo cercato di indagare in particolare quel mondo delle holding finanziarie e immobiliari, fondi pensioni, banche e assicurazioni, società di intermediazione, nelle cui mani sono state consegnate le chiavi della città.

Gli esempi dei luoghi sottratti al contesto urbano e trasformati in nodi di una ragnatela planetaria della speculazione finanziaria e immobiliare non mancano: dall’ex Ospedale militare di San Gallo, alla Manifattura Tabacchi, alla ex Scuola di Sanità militare, all’ex Teatro Comunale, all’ex Monte dei Pegni di Via Palazzuolo, all’ex sede della Cassa di Risparmio e via dicendo.

Si tratta di investimenti attuati secondo le modalità dello sfruttamento neocoloniale dei territori: accaparramento e banalizzazione delle ricchezze storiche collettive, dell’anima sociale dei luoghi, dell’ambiente di vita degli abitanti, in cambio di una illusoria partecipazione al banchetto dello sviluppo e della modernità, che sta mostrando tutti i suoi limiti e in cui ormai non crede più nessuno.

A Firenze non ci facciamo mancare niente, dai magnati cinesi del cemento della LDC, agli americani della Colony Capital di Tom Barrak (finanziatore della campagna elettorale di Trump), della Hines e della Lionstone degli argentini Lowenstein, al Fondo del Qatar, al colosso sudafricano LEEU. Come se non bastasse troviamo gli inglesi della Aermont Capital che controllano gli olandesi The Student Hotel, non mancano i tedeschi della Art Invest R.E. controllati dalla holding tedesca Zech Group, mentre la troika nostrana del mattone, Cassa Depositi e Prestiti, Invimit e Agenzia del Demanio, società che operano con soldi pubblici, è in prima fila nella spoliazione dei beni patrimoniali comuni.

“Nuova vitalità” la chiamano, urbanicidio è quanto sta accadendo.

[QUI] I 10 capitoli dell’inchiesta “A chi fa gola Firenze”

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