Gli operai di General Motors tornano a scioperare: oltre 50 mila addetti hanno interrotto il lavoro per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti, in vigore dal 2015 e scaduti lo scorso 14 settembre. Si tratta della prima manifestazione nazionale dal 2007 per il colosso automobilistico americano. I dipendenti chiedono la riapertura di fabbriche inattive, salari equi, assistenza sanitaria, maggiore sicurezza sul lavoro e la concessione di benefit.

I leader della United Auto Workers (UAW)si sono incontrati a Detroit domenica 15 settembre a mezzanotte e hanno proclamato un’astensione che riguarda 55 siti tra impianti (33) e magazzini di componenti (22). “Questa è la nostra ultima risorsa”, ha detto Terry Dittes, il principale negoziatore del sindacato con GM e vicepresidente UAW, dopo una conferenza stampa. “Stiamo sostenendo i diritti fondamentali dei lavoratori in questo Paese. Noi abbiamo difeso General Motors quando avevano bisogno di noi”. Dittes ha poi sottolineato come il sindacato sia “unito e solidale con i nostri membri, le loro famiglie e le comunità dove lavoriamo e viviamo”.

Da parte sua, l’azienda ha fatto sapere di aver offerto la creazione di oltre 5400 nuovi posti di impiego, aggiungendo oltre 7 miliardi di dollari in investimenti. “Noi abbiamo presentato un’offerta solida che migliora i salari, i benefit ed aumenta in modo sostanziale i posti di lavoro” si legge in una nota “Ed è deludente che la leadership del sindacato abbia deciso di avviare a mezzanotte lo sciopero”.

Già il 14 settembre 850 addetti di un subcontrattista preposto alla manutenzione nelle fabbriche di General Motors in Michigan e Ohio avevano incrociato le braccia per rispondere allo stop dei negoziati sul rinnovo del contratto.

Al riguardo si è espresso anche il presidente Usa Donald Trump, intervenuto nella notte con un tweet con cui ha invitato i due schieramenti ad “andare d’accordo e trovare un’ intesa”.

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