Nel maggio 1943, per ordine delle autorità fasciste, 86 ebrei vennero arrestati e internati nella scuola di Asco, borgo tra i monti della Corsica, in attesa di essere deportati verso i campi di sterminio della Germania nazista.

È una delle tante storie ‘dimenticate’ dell’occupazione italiana dell’Isola che portò avanti il regime fascista dal 1940 all’8 settembre 1943. Se però dal campo di concentramento di Asco nessun ebreo venne realmente deportato verso la Germania non si deve solo alla caduta del fascismo e dall’indolenza dei soldati italiani, ma alla inaspettata solidarietà del piccolo paese di montagna che all’epoca contava 400 abitanti. Contadini, pastori e allevatori che seppero, assieme al loro sindaco, prendersi cura delle persone esiliate nella vecchia scuola del paese. Dai soldati italiani incaricati di controllare gli ebrei ottennero di poterli visitare, portare vestiti e alimenti, con il tempo anche permettere orari di uscita. In un contesto di esilio forzato e detenzione.

La liberazione degli ebrei avvenne allo scattare dell’insurrezione, il giorno dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, quando anche i soldati italiani (oltre 70.000 presenti sull’isola su 200.000 abitanti) passarono dalla parte dei partigiani corsi e contribuirono alla lotta contro gli oltre 4.000 tedeschi della brigata SS Reichsführer che nel frattempo erano sbarcati a Bonifacio e diretti in ritirata verso il porto di Bastia. Nel conflitto contro i nazisti che andrà avanti dal 9 settembre al 4 ottobre 1943, furono 593 le vittime italiane.

La storia degli ebrei internati ad Asco e della solidarietà ricevuta dai paesani nella sostanziale ’tolleranza’ dei soldati italiani che li sorvegliavano è antica e documentata ma solo negli ultimi mesi è stata resa nota, grazie all’impegno nella ricostruzione storica di Isac Ninio, figlio e nipote di due tra le persone internate. Oltre al caso di Asco, la scarsa collaborazione dei prefetti dell’Isola, che si rifiutavano di fornire l’elenco dei nominativi alle autorità di occupazione, e la solidarietà dei compaesani che si rifiutarono di denunciare i propri vicini, permise di salvare i 600 ebrei censiti in Corsica nel 1940.

Il 5 ottobre 1943 anche le ultime truppe naziste vennero costrette a lasciare l’isola che sarà il primo dipartimento francese liberato e l’unica grande regione europea nella quale gli italiani abbiano combattuto vittoriosamente i tedeschi all’indomani dell’8 settembre. In seguito l’isola sarà base di partenza per diversi attacchi alleati contro le forze tedesche in Italia e in Germania, oltre che un elemento chiave per la liberazione del resto della Francia.

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