“Dobbiamo riorientare il sistema industriale verso la green economy, dobbiamo fare investimenti che ci consentano di orientare lo sviluppo verso una maggiore occupazione e vogliamo in modo trasparente fare un patto con l’Ue su questo che è il nostro programma”. Fin qui le parole ufficiali del premier Giuseppe Conte dopo il suo incontro con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Tra le righe, la strada che il nuovo governo giallorosso ha individuato per chiedere all’Europa maggiore flessibilità: scorporare dal calcolo del deficit gli investimenti “verdi”. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, riferisce il Sole 24 Ore, è al lavoro con i tecnici M5s per definire la proposta, da condividere con il titolare del Mef, Roberto Gualtieri, prima dei due incontri cruciali di venerdì e sabato per Eurogruppo ed Ecofin. Ma la stessa idea viene portata avanti anche dai democratici, spiega Il Messaggero.

La proposta elaborata da Di Maio – che ha anche l’obiettivo di non lasciare al Pd di Gualtieri e del neocommissario agli Affari economici Paolo Gentiloni campo libero nelle scelte economiche – prevede una regola che escluda dal calcolo del deficit gli investimenti green fino a una quota pari al 2,5% del Pil per ogni Stato membro, svela il Sole 24 Ore. Meno tratteggiata l’idea elaborata dai democratici, che però hanno già pronto un progetto da 50 miliardi di investimenti, scrive il Messaggero, possibile solo in caso di una “green rule” europea. Il ministro Gualtieri si sta già muovendo in questo senso: mercoledì una telefonata a Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, proprio per preparare il terreno in vista del doppio vertice di Helsinki e cominciare a capire entro quali margini potrà muoversi nel preparare la prossima manovra.

Gualtieri d’altronde già nel 2012, da membro del team negoziale del Parlamento europeo per il Fiscal compact, presentò un emendamento che prevedeva l’esclusione parziale degli investimenti pubblici dai parametri di deficit: la cosiddetta Golden rule. Allora la proposta fu respinta, ma la green rule che ora piace sia al M5s che al Pd non sarebbe altro che una riproposizione della stessa misura in salsa ecologica. Con la differenza che la sensibilità europea rispetto a 7 anni fa è notevolmente cambiata, come dimostra anche la mission letter inviata dalla von der Leyen ai commissari europei in cui si specifica che “crescita inclusiva e sviluppo sostenibile devono andare per mano”, chiedendo sì un “rispetto del Patto di stabilità, ma usando il massimo di flessibilità possibile per un atteggiamento in campo fiscale che sia il più possibile favorevole alla crescita“.

Il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, lancia un appello proprio all’Ue perché spinga per la creazione di una green rule europea: “Il compito dell’Ue dev’essere favorire questa green rule, e lo strumento più immediato può senz’altro essere quello di svincolare dal deficit gli investimenti che uno Stato mette in campo per combattere i cambiamenti climatici – ha scritto in un post su Facebook – Investimenti che devono essere indirizzati verso il tessuto imprenditoriale dei Paesi e che avranno come effetto immediato la creazione di migliaia di posti di lavoro“. Il nuovo titolare del dicastero che fu di Luigi Di Maio chiede un cambio di approccio al tema dell’ambiente: non più un’emergenza da dover affrontare, ma un’opportunità da poter sfruttare. “Dobbiamo considerare l’ambiente non più solo come un’emergenza, come un sistema da proteggere, ma anche come una straordinaria occasione di sviluppo economico, per traguardare l’obiettivo finale che è quello di lasciare ai nostri figli un futuro sostenibile“, ha continuato l’esponente del Movimento 5 Stelle.

E ad avviare questo nuovo corso deve essere proprio l’Ue. Oggi, più che mai, sottolinea il ministro, “è importante stabilire con l’Unione Europea una serie di regole per favorire collettivamente questo percorso culturale e imprenditoriale. La direzione è segnata: energie rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare, decarbonizzazione dei modelli produttivi senza shock per il sistema industriale”. A livello nazionale, spiega il ministro, “siamo già al lavoro per individuare tutte le misure volte all’implementazione del Green New Deal, la nostra rivoluzione verde, a livello nazionale. Sarà una strada lunga che il ministero dello Sviluppo Economico percorrerà assieme alle aziende, raccogliendo le loro idee e la loro sensibilità. Abbiamo la grande opportunità di lavorare come sistema Paese ed essere precursori anche a livello europeo di una reale svolta ambientale improntata alla crescita economica, non dobbiamo lasciarci sfuggire questa occasione”.

L’Unione europea, già di per sé disponibile a concedere il massimo di flessibilità possibile all’Italia pur rimanendo nel recinto del Fiscal compact, farebbe fatica quindi a respingere una proposta che preveda investimenti a favore della sostenibilità e per contrastare i cambiamenti climatici. Specialmente in un periodo in cui l’economia tedesca rallenta e ha bisogno del rilancio dell’intera Eurozona. Proprio la Germania intanto si prepara a dare alla luce un pacchetto di misure ambientali: il 20 settembre il gabinetto del governo Merkel dovrà approvare la proposta che per il momento, come ha ribadito il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, rimarrà all’interno delle regole dello Schwarze Null. Nessun indebitamento. Nulla vieta però che qualcosa possa cambiare, ora o in futuro: molti economisti chiedono alla Germania maggiori investimenti. Ma la pressione è anche politica: oltre a un’ala interna alla Spd, sono soprattutto i Verdi – ad oggi il secondo partito tedesco nei sondaggi – a spingere per una revisione della regola del deficit in chiave ecologista.

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