In un video pubblicato in questi giorni sulla pagina della giornalista esule iraniana Masih Alinejad, già nota per la campagna di protesta nei confronti del velo obbligatorio, si è riacceso il dibattito sui matrimoni precoci in Iran. Nel video da lei postato sulla sua pagina Facebook si vede una bambina di appena 11 anni accanto a un uomo di 23, davanti a un Mullah che cita i loro nomi tra l’entusiasmo e i festeggiamenti dei partecipanti.

L’uomo si è saputo in seguito chiamarsi Milad (Shahrokh) Cheshani, e secondo quanto riportato aveva avuto dal padre della bambina il permesso di prenderla in sposa con il Sigheh – che dura da “un minuto a 99 anni”, ovvero un matrimonio temporaneo in cui non servono documenti, tantomeno il divorzio nel momento in cui si voglia lasciare la consorte. La bambina, di nome Fatima, accanto al suo promesso sposo posa nelle foto di rito senza mai sorridere. Qualcuno durante questa festa di matrimonio, celebrata nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, ha girato un video che ha messo poi in Rete, scatenando furiose reazioni.

Il video nel giro di poche ore è diventato immediatamente virale, tanto da costringere il procuratore provinciale Hassan Negin Taji ad annullare il matrimonio sostenendo si trattasse solo di un primo approccio di conoscenza tra i due. Ho contattato personalmente Masih Alinejad per avere ulteriori notizie a riguardo e la stessa mi ha confermato che il matrimonio è stato annullato proprio grazie alla virale campagna mediatica che abbiamo fatto sui social.

Subito dopo il video anche l’ex presidentessa Shahindokth Molaverdi, delegata alle politiche della donna e della famiglia da Hassan Rouhani, aveva descritto in un post su Instagram il suo sbigottimento nei confronti di questo video, spiegando che da tempo si sta cercando di lavorare nelle zone rurali dove avvengono queste pratiche proprio a causa della povertà.

La legge attualmente in vigore in Iran (articolo 104 del Codice Civile) permette il matrimonio per le ragazze a partire dai 13 anni, mentre per i maschi l’età minima è di 15 anni. È proibito il matrimonio prima della pubertà, tranne nei casi in cui vi sia il permesso del tutore. Non esistono dati precisi sulla diffusione del fenomeno, ma le statistiche dei rapporti delle organizzazioni umanitarie riportano che migliaia di ragazze tra i 10 e i 18 anni sono state date in matrimonio in Iran, di cui diverse decine a soli 9 anni. Prima della Rivoluzione Islamica l’età minima per contrarre il matrimonio era 18 anni per le ragazze e 20 per i ragazzi.

Purtroppo questi tipi di matrimonio possono essere celebrati da un Mullah senza la necessità di essere registrati presso le autorità governative competenti: per questo si ha la certezza che il numero ufficiale sia sicuramente più alto di quello dichiarato. Un anno fa vi fu anche il tentativo di Tayyebeh Siavoshi, deputata presidente della commissione per gli Affari femminili del Parlamento iraniano, di far approvare una legge per far aumentare l’età minima richiesta per il matrimonio, ma la commissione per gli Affari giudiziari respinse la richiesta affermando che fosse contraria alla Sharia, la legge islamica.

Il fenomeno è diffuso nelle regioni più povere e arretrate dell’Iran, in particolare nel Khorasan e nel Sistan-Baluchistan, nell’est e nel sud-est del Paese, per cui quello che si consuma in queste zone spesso non viene alla luce. Il tutto violando la Convenzione Onu sui Diritti Umani dei bambini, che l’Iran ha siglato nel 1991.

A seguito del video e dell’indignazione internazionale, anche il papà della bambina ha voluto fare un video per spiegare la situazione, in cui accusa la giornalista Masih Alinejad di aver diffuso le foto del matrimonio e di sua figlia, ma senza mostrare alcun ripensamento sul fatto di aver “venduto” la figlia a un uomo di 23 anni. E’ sempre bene ricordare ciò che più fonti riportano, seppur non tutte omogenee: che nel 620 a Maometto, che aveva 50 anni, venne promessa in sposa Aisha, la figlioletta minore del suo miglior amico Abu Bakr, che aveva solo sei anni e con la quale consumò il matrimonio quando lei ne compì nove.

In Italia attraverso l’associazione Mete Onlus già dal 2014 è nata la campagna internazionale “Sono Bambina, Non Una Sposa” ideata della advocacy Giorgia Butera per contrastare il fenomeno delle spose bambine. I matrimoni precoci infatti – si legge nel manifesto della campagna – sono spesso forzati e trovano profonde radici negli squilibri di potere tra donne e uomini, in stereotipi e leggi che rispecchiano l’idea che la donna debba ricoprire un ruolo sociale e familiare subalterno, regolato da modelli patriarcali, sul consenso al controllo sociale sul corpo e sulle scelte sessuali delle donne. Molto spesso il matrimonio forzato è il pretesto per relegare il genere femminile ad un ruolo di schiava sessuale.

Personalmente credo che quello che stava per accadere in Iran con un matrimonio a tempo tra una bambina di nemmeno dieci anni ed un uomo adulto fosse una sorta di “pedofilia legalizzata” che andrebbe punita con l’arresto del padre e dello sposo: ben venga se in questo caso i social abbiano contribuito ad evitare un ulteriore scempio.

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