“Negro di merda”. E’ la scritta che qualche scemo – anche se può essere per l’autore un complimento – ha lasciato con pennarello indelebile sul cofano della macchina di Andi Nganso, medico di 32 anni che presta servizio nell’Area salute del Comitato nazionale della Croce Rossa a Roma.

Il dottore ci ha fatto il callo: non è la prima volta che un episodio del genere accade. Appena un anno fa, una paziente non si era voluta far visitare da lui perché di colore. Il fatto era accaduto quando Nganso lavorava nell’ambulatorio della guardia medica di Cantù. Lui, sconcertato, alla fine l’aveva presa sul ridere. “Non ti fai toccare da un medico ‘negro’? Io ti ringrazio. Ho 15 minuti per bere un caffè”, aveva scritto su Facebook.

Intervistato, aveva ripetuto che gli “italiani non sono un popolo razzista”. Sicuramente è così: mai generalizzare. Il fatto incontestabile è, invece, che nell’Italia di oggi abbiamo raggiunto da qualche anno un livello molto basso. Ci siamo de-evoluti, in molti. Una caterva di persone crede che i vaccini facciano male e altre non si fanno visitare da un medico perché di colore, come se la tonalità della pelle segnalasse il livello di competenza.

Probabilmente non è solo questo, è più un pensiero ottuso di superiorità della razza – espressione infausta degli anni Trenta – che ritiene gli altri, in questo caso le persone di colore, inferiori. La rivincita contro questo guazzabuglio di ignoranza è avere un Nganso come medico di famiglia, un novello dottor Guido Tersilli. Sicuramente saprà dare diagnosi migliori di Alberto Sordi.

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