Per Standard & Poor’s l’Argentina è in default tecnico. L’annuncio arriva all’indomani della richiesta del governo Macri di ristrutturazione di 101 miliardi di dollari di debito, che per la società di rating si configura come un “mancato rispetto dei tempi di pagamento accordati“. S&P aggiunge comunque che questa analisi, “sostenuta dalla impossibilità per l’Argentina di collocare titoli a breve termine”, potrebbe essere rivista se, come assicurato, il rimborso dei titoli alla fine si realizzerà.

Due giorni fa il ministro delle Finanze argentino Hernan Lacunza ha annunciato che il governo rinvierà il pagamento di titoli locali a breve in mano a investitori istituzionali per un ammontare di 7mila milioni di dollari. Inoltre il governo argentino cercherà di ottenere “la ristrutturazione volontaria” di 50mila milioni di dollari di debito e lungo termine e avvierà un negoziato con il Fondo monetario internazionale per dilazionare il rimborso di un prestito ‘stand by’ in vigore con scadenza nel secondo semestre del 2021. Ieri l’indice Merval della Borsa di Buenos Aires ha chiuso in forte flessione (-5,79%) mentre il ‘rischio Paese’ ha toccato un altro massimo a 2255 punti.

La Banca centrale argentina (Bcra) ha utilizzato ieri tutti i mezzi a sua disposizione, fra cui la vendita in quattro riprese di 223 milioni di dollari, per contenere la crescita del biglietto verde, fissato in chiusura a 60,30 pesos. All’operazione di contenimento della valuta statunitense ha contribuito anche un nuovo rialzo dei tassi di interesse che per alcuni titoli pubblici in pesos (Leliq) a sette giorni hanno ottenuto fra il 75,45 ed il 79,90%. Intanto, riferisce il quotidiano Ambito Financiero, le riserve del Bcra sono diminuite di 523 milioni di dollari a 56.950 milioni, accumulando in questo modo una diminuzione di 9.348,50 milioni di dollari dal 12 agosto, giorno delle primarie in cui l’opposizione peronista ha ampiamente sconfitto il presidente Mauricio Macri, in vista delle presidenziali del 27 ottobre prossimo.

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