Dalla perizia informatica sul cellulare di Simon Gautier, un Samsung con sistema operativo Android e whatsapp installato, potrebbero uscire informazioni decisive per ricostruire gli spostamenti nelle ultime ore di vita dell’escursionista francese di 27 anni, morto il 9 agosto dopo essere precipitato in un burrone del parco nazionale del Cilento in località San Giovanni a Piro (Salerno).

Giovedì 29 agosto la polizia postale di Napoli ‘aprirà’ il telefonino, recuperato insieme alla salma dopo ben 9 giorni di perlustrazioni in un’area di circa 150 chilometri quadrati compresa tra Maratea e Scario. La perizia sui dati contenuti nelle memorie dello smartphone è stata disposta dalla Procura di Vallo della Lucania guidata da Antonio Ricci, che ha aperto un fascicolo su presunti errori e ritardi dei soccorritori durante le ricerche. Iniziate la mattina del 9 agosto, alle 9 circa, quando Gautier ha chiamato disperato il 118 dicendo di essere caduto in una scarpata, di avere entrambe le gambe spezzate e spiegando, in un comprensibile stato di agitazione e di paura, che era arrivato a Policastro e che era diretto a piedi verso Napoli. Il servizio 118 e i carabinieri della compagnia di Sapri non riuscirono a geolocalizzare con precisione la telefonata, agganciata a una cella molto ampia. I tentativi successivi di mettersi in contatto con l’escursionista, attraverso altre telefonate e un sms locator che non fu aperto (se fosse stato aperto, avrebbe inviato le coordinate del luogo), non hanno avuto buon esito perché – secondo le anticipazioni dell’autopsia – il povero Simon avrebbe quasi subito perso i sensi. L’escursionista infatti sarebbe morto in meno in circa 45 minuti per una grave emorragia: la frattura avrebbe reciso l’arteria femorale. Per nove giorni, trascorsi tra appelli di amici e familiari ad intensificare gli sforzi, era stato cercato invano.

Gautier si era avventurato da solo lungo un sentiero tra i boschi e poi si era inerpicato su un tratto del belvedere di Ciolandrea. È stato ritrovato grazie a un drone in un crepaccio sottostante al belvedere, in avanzato stato di decomposizione. Poco prima un uomo del soccorso alpino era riuscito a rintracciare lo zaino. La famiglia Gautier si è affidata a un avvocato italiano, Maurizio Sica, per seguire gli sviluppi delle indagini. “Attendo l’esito della perizia informatica del cellulare – spiega l’avvocato Sica – prima di completare la memoria che intendo sottoporre all’attenzione dei pm, affinché si faccia completa luce sulle ultime 24 ore di Simon. Ci sono diversi punti da chiarire”.

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