La tv e il video si sono ripresi alla grande la scena politica grazie alla crisi di governo trasmessa dal Senato nel pomeriggio del 20 agosto. Numeri e ascolti da capogiro, con la prima rete Rai a guidare di gran lunga la classifica con oltre il 21% di share, cui vanno aggiunti i quasi 12 punti dello speciale de La7: insomma un terzo di quelli che erano davanti alla tv ha seguito gli interventi dei leader dalla diretta del piccolo schermo.

Numeri da partita della Nazionale, milioni e milioni di cittadini, se si aggiungono quelli che lo hanno fatto via streaming sui computer, che hanno ascoltato, discusso, argomentato. Tutto ciò in piena canicola agostana non è un fatto da poco. Proprio per questo l’evento è forse uno di quegli accadimenti catodici che spostano qualcosa nel cervello e nel cuore dell’opinione pubblica, e vedremo in che direzione nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Tra l’altro giova ricordare che si tratta di una cosa che non ha eguali nell’ultimo quarto di secolo e trova un’analogia solo con il dibattito parlamentare del lontanissimo 2 agosto del 1994: Silvio Berlusconi da pochi mesi al governo aveva tentato il colpo di spugna su Mani Pulite provocando la reazione del pool milanese e scatenando una tempesta nel governo e nel paese. L’infuocato dibattito parlamentare che ne era scaturito fu trasmesso in diretta nel tardo pomeriggio, appunto, del 2 agosto raccogliendo il 35% di share e oltre sei milioni di spettatori.

L’allora premier attaccava i giudici (colpevoli di indagare sul fratello Paolo) e a chi chiedeva una legge sul conflitto d’interessi replicava che lo si voleva espropriare dell’azienda come poteva accadere “solo nella Romania di Ceausescu”. Il discorso offriva il fianco ad un’efficace replica del neosegretario del Pds Massimo D’Alema, che lo accusava di attaccare i magistrati spinto dal risentimento e sul conflitto d’interessi gli riservava una stoccata efficace, ricordando come in Italia mancasse una qualsiasi legislazione liberale in materia: “altro che Romania! In Romania il Presidente del Consiglio era proprietario della televisione, proprio come in Italia, onorevole Berlusconi!” Una vera “corrida”, così la battezzarono allora i giornali, che segnava l’inizio del declino del suo primo governo, sopravvissuto solo qualche altro mese.

Altri sono i “mattatori” dell’oggi, se così possiamo definirli, ma l’attenzione anche in questa occasione è stata molto alta. E anche questa volta il dibattito sarà ricordato a lungo. Quel che interessa sottolineare è che la tv dunque si conferma, al di là delle troppo precoci diagnosi di morte, ancora una volta centrale nella vicenda politica nazionale e nel circuito dell’informazione, nonostante l’aumento vertiginoso dell’invasione social. La quale, per inciso, ha tra le altre caratteristiche un devastante potenziale narcisistico, che è poi quello che, tra gli altri fattori politici, ha alla fine giocato contro la leadership di Matteo Renzi e, perché no, sta minando quella di Matteo Salvini, facendone un personaggio completamente alla mercè di se stesso e dell’eccesso di immagine che ogni giorno si è andato costruendo. Una bolla che oggi forse sta scoppiando: con quali esiti dipende anche dalla intelligenza e dalla capacità di mutare l’agenda del dibattito pubblico da parte dei suoi avversari.

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