Quale paese sarebbe più idoneo a ospitare un convegno sulla parità di genere, se non l’Arabia Saudita? E cosa ci sarebbe di meglio di un seminario sulla difesa dell’eco-sistema organizzato in Amazzonia insieme al presidente brasiliano Bolsonaro?

Dev’essere questo il paradossale criterio che ha spinto l’Ufficio per i diritti umani per il Medio Oriente e l’Africa del Nord (che fa capo all’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani) a organizzare in Egitto, il 4 e 5 settembre, una conferenza sulla definizione e criminalizzazione del reato di tortura nelle legislazioni della due regioni.

Avete letto bene. Le Nazioni Unite organizzano – insieme al Consiglio nazionale per i diritti umani, l’ente governativo che difende non i diritti ma le politiche egiziane che li negano – una conferenza sulla tortura in un paese in cui questa viene praticata abitualmente, anche nei confronti dei minorenni. Nel paese dove è stato torturato Giulio Regeni.

“Si tratta di un evento-standard”, ha dichiarato il portavoce sui diritti umani delle Nazioni Unite, Rupert Colvell. Lo stesso che, salvo omonimia, nel febbraio di quest’anno aveva dichiarato che in Egitto la tortura è endemica. Ossia, uno standard.

Alla conferenza è attesa la partecipazione di un’ottantina di esponenti governativi e non, provenienti da 19 paesi arabi. Sono invitati anche il Relatore Onu sulla tortura e il Sottocomitato Onu per la prevenzione della tortura.

Ovviamente, non è prevista la presenza delle organizzazioni internazionali per i diritti umani che producono regolari rapporti sulla tortura in Egitto né quella degli attivisti locali – molti dei quali perseguitati proprio per aver denunciato alle Nazioni Unite le torture nelle carceri del paese.

L’obiettivo del governo del Cairo è evidente: curare l’immagine dell’Egitto, far dimenticare i numeri terribili della tortura, a poca distanza dall’Esame periodico universale cui le Nazioni Unite lo sottoporranno a novembre.

Qual è invece l’obiettivo di chi, all’interno delle Nazioni Unite, si occupa di diritti umani? Perché ha deciso di co-organizzare una conferenza sulla tortura proprio in Egitto? Si attendono spiegazioni. Serie, non “standard”.

Aggiornamento del 20 agosto 2019, ore 18

Il portavoce dell’Ufficio dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha annunciato il rinvio della conferenza, affermando di aver preso atto della “crescente inquietudine di parte delle Ong rispetto alla scelta della sede”. Le Nazioni Unite, ha proseguito, riapriranno le consultazioni per individuare una nuova sede dove svolgere la conferenza.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Tunisia, estromesso da voto il 1° candidato gay: “Io, di destra, sogno rivoluzione su temi Lgbt”

prev
Articolo Successivo

Gran Canaria, gli incendi devastano l’isola: evacuate 8000 persone. Bruciati 3400 ettari

next