Non è il monopoli, ma una crisi di governo. Che dura da ben undici giorni, scanditi dalle giravolte di Salvini. Che ormai è in preda ad un delirio di onnipotenza, fino a qualche giorno fa intento a piegare le regole della democrazia parlamentare ed umiliare il Parlamento. Per quale motivo? I sondaggi gli sono favorevoli e crede di avere il potere di telecomandare con il suo profilo Twitter il nostro Paese.

Ricordiamolo: uno pseudopolitico che ha costruito sull’odio e sul razzismo la propria fortuna potrebbe a massimo bere l’ampolla del Po. Chi ha a cuore le sorti del Paese, ha il dovere di rispedirlo a Pontida od anche all’opposizione in questo Parlamento.

Vorrei ricordare a me stesso e a tutti noi che una eventuale nuova maggioranza senza la Lega non è né una “truffa” né un “governo degli sconfitti”, ma una delle possibilità che offre la nostra democrazia parlamentare. Per questo dispiace che Salvini, oltre ad essersi incartato, abbia problemi con l’aritmetica: il Pd in Parlamento conta più della Lega. Sconfitti di cosa? Verrebbe da dire. Iniziamo quindi a chiamare le cose con il proprio nome, così come si devono chiamare naufraghi coloro che necessitano di assistenza in mare poiché in pericolo.

In tanti, già lo scorso anno, avevamo spinto per evitare la saldatura tra Movimento e Lega contro la logica dei popcorn. È un bene che gli eventi ci abbiano dato ragione, ora è necessario recuperare l’arretratezza culturale e morale accumulata in questo anno. In che modo?

Credo che la realtà abbia più facce di quella che ciascuno di noi riflette la mattina allo specchio. Su questo, il dibattito è diviso tra il voto subito ed il tentativo di formare un nuovo governo tra Pd e Movimento. Che è un’ipotesi dal sentiero molto stretto e servirà del tempo per mettere in campo delle trattative degne di queste nome.

Non ne ho mai fatto mistero, sostengo da tempo un disgelo con il Movimento 5 Stelle – fin dal 4 marzo 2018 – partendo da punti programmatici chiari: partecipazione, legalità, beni comuni, salario minimo, diritti individuali, conversione ecologica, europeismo. Rimettiamo al centro un progetto per il Paese e affrontiamo con determinazione le prossime ore, pronti sia al dibattito parlamentare e alla sua evoluzione. Penso che andrebbe presa in considerazione l’ipotesi di Prodi, che ieri ha indicato la strada che rispetta la funzione storica che il Pd e il Movimento sono chiamati a svolgere.

Una strada che dovrebbe passare per “due Congressi” e “un Conclave”, per produrre un “progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione”. Non un accordicchio, ma una visione di Paese per i prossimi anni. Di fronte al tradimento di Salvini, Pd e Movimento – autonomamente insufficienti – prendano in spalla il Paese e lo conducano sui binari della Costituzione. Alla formula in voga in questi giorni del “governo di legislatura”, aggiungerei “costituzionale”: un governo costituzionale di legislatura. Che non sia un punto di partenza, ma di arrivo dopo un processo di maturazione politica.

Oggi dovremmo spingere per questa ipotesi: battere Salvini con le regole della Politica, del dialogo, della centralità del Parlamento. Perché ricondurre la sua propaganda all’interno del circuito della democrazia parlamentare equivale a spedirlo all’opposizione.

È la strada più difficile, ma è quanto basta per risalire questo piano inclinato. O almeno di spera.

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