Luigi Di Maio l’ha ripetuto per tre volte in tre ore: se le Camere riaprono per la crisi, perché non si può sfruttare l’occasione per approvare il taglio dei parlamentari? È sulla riforma dei due rami del Parlamento, che il capo del Movimento 5 stelle ha cominciato a tirare la giacchetta al quasi ex alleato, Matteo Salvini. Che però ha cambiato idea: in via Bellerio non vogliono più saperne di tagliare i parlamentari, proprio ora che mancava l’ultimo voto per completare la riforma.

Ed è per questo che subito dopo l’ufficializzazione della crisi di governo da parte del leader del Carroccio, il ministro dello Sviluppo Economico e tutto il Movimento 5 stelle hanno cominciato a battere su un unico argomento: il taglio di deputati e senatori. “C’è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. È una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e mandiamo a casa 345 vecchi politicanti. Se riapriamo le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l’opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani. Il mio è un appello a tutte le forze politiche in Parlamento: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto”, faceva scrivere Di Maio nel suo comunicato diffuso in serata.

Poi al Tg1 aveva rincarato la dose: “Dopo che il ministro Salvini si è fatto 2 settimane in spiagge è venuto qui a Roma ha fatto cadere il Governo accusando i parlamentari di non lavorare. mi sembra un piò surreale. Mettiamo un parola fine a questo governo con un grande marchio di qualità che può essere la dimostrazione di senatori e deputati che votano per tagliare se stessi e facciamo risparmiare 500 milioni agli italiani e poi ognuno per sé”. Stessa linea seguita sui social network: “Domani scadono i tre mesi necessari dall’ultimo voto già espresso alla Camera dei Deputati, quindi ogni finestra è buona per approvare la legge e rendere il Parlamento più efficiente e meno affollato. Poi ridiamo subito la parola agli italiani. Il mio è un appello a tutte le forze politiche: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto”.

Da Pescara, però, Salvini ha fatto arrivare il suo gran rifiuto. “Approvare prima la riforma per il taglio dei parlamentari come chiede Di Maio? Così poi non si vota . Se passa questa legge non si va più a votare, tanta gente che ha paura di non essere rieletta userà nei prossimi giorni qualsiasi mezzo per mantenersi la poltrona ancora a lungo. Tempo scaduto”, sono le parole del leader leghista. Subito rilanciate dal Carroccio: “La richiesta del M5s di completare la riforma per il taglio dei parlamentari prima di votare sulla fiducia al governo? È solo un modo per rimandare”.

Al momento la discussione del ddl è calendarizza alla Camera per il 9 settembre: in caso di caduta dell’esecutivo, però sarebbe cancellata. L’effetto domino del provvedimento è sempre stato particolarmente complesso: in quanto legge costituzionale può essere soggetta a un referendum confermativo. Per questo i 5 stelle chiedono di portarla comunque in Aula approfittando della riapertura di Montecitorio. Salvini però ci ha ripensato: vuole eleggere la maggioranza di 945 parlamentari, non di 600.

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