“Serve tantissimo avere qualcuno con cui parlare. Non avevo mai visto un bambino disabile prima della mia Greta. Non sapevo nulla, neanche come ci si comporta”. Susanna si definisce l’ottimista del gruppo. “È vero, non siamo tantissimi, ma la condivisione funziona molto. Ci sosteniamo: ognuno aiuta l’altro. Parliamo dei problemi e troviamo le soluzioni”. Anche i nonni hanno bisogno di parlare. Si chiama Gruppo Nonni ed è il progetto dell’associazione ‘L’abilità’, onlus nata nel 1998 a Milano e impegnata nell’offerta di servizi e supporto ai bambini con disabilità e alle loro famiglie soprattutto nell’ambito del tempo libero, del gioco e dell’educazione. Il gruppo ha l’obiettivo di offrire un momento di supporto e confronto ai nonni dei bambini con disabilità. Può accogliere fino a dieci nonni, ma senza i nipoti. Anzi è proprio uno spazio di ascolto e condivisione dedicato esclusivamente a chi è generalmente dimenticato nei percorsi di sostegno alla famiglia di un bambino con disabilità.

L’idea viene da lontano, dopo l’incontro continuo e costante degli specialisti con i nonni. “Da quando è nata, ‘L’abilità’ ha avuto chiaro che prendersi cura di un bambino con disabilità vuol dire prendersi cura di tutta la sua famiglia – spiegano dall’associazione –. Fin da subito, ha cercato di dare risposta non solo ai bisogni dei bambini, ma anche a quelli degli altri componenti della famiglia, primi fra tutti genitori, fratelli e sorelle. Col tempo, ascoltando le storie di vita delle mamme e dei papà, incontrando le famiglie e tutte le persone che ruotano intorno ai nostri bambini, ci siamo accorti della presenza sempre più costante dei nonni: una presenza silenziosa e discreta, ma significativa per il piccolo”. Da qui è nata l’idea di un gruppo dedicato, per dar “voce e parola, per offrire uno spazio di ascolto della loro esperienza, del loro vissuto e delle loro emozioni”.

Il Gruppo Nonni è partito lo scorso anno, nel 2018. “C’è un colloquio di conoscenza iniziale, per capire la storia e inserirli nel percorso. Siamo partiti da contatti che avevamo direttamente e l’iniziativa si è poi rivolta a tutto il territorio cittadino – spiega Federica Aventaggiato, psicologa de ‘L’abilità’ –. La figura dei nonni è davvero sempre più presente nella vita dei figli e dei nipoti. Dagli accompagnamenti del bambino alla scuola, alle terapie, alle varie attività, fino al supporto emotivo. Sono una presenza su cui i figli possono contare”.

Il gruppo si incontra circa una volta al mese per un’ora e mezza. Sono presenti due agevolatori e un tirocinante, con ruolo di ascoltatore silente. Viene utilizzato prevalentemente il metodo narrativo-autobiografico, talvolta possono essere lanciati degli stimoli dagli agevolatori oppure si parte da un tema portato dai partecipanti. Le prime reazioni? “Tutte le persone contattate hanno apprezzato l’iniziativa. I membri del gruppo pensano che questo momento di incontro e scambio reciproco sia utile – raccontano dall’associazione –. Il clima è di ascolto non giudicante del vissuto di ciascuno e c’è spazio di condivisione di emozioni sia di felicità e gioia, sia di rabbia, paura o tristezza”.

Tutti gli incontri sono significativi, perché in ciascun appuntamento ogni partecipante si apre al racconto e al confronto e la propria storia di vita diventa ricchezza per l’altro. “Ciò che mi risuona ogni volta che facciamo un incontro di gruppo è l’enorme potere dell’ascolto non giudicante: nel gruppo ognuno può sperimentare la libertà di lasciar andare esperienze, memorie, emozioni e dubbi nella certezza che l’altro non esprime giudizi, ma accoglie nel rispetto della vita di ciascuno”, continua Federica. Questa esperienza è positiva per i nonni, che riferiscono di sentirsi a proprio agio e desiderano, anzi, che il gruppo si apra sempre più a nuovi ingressi.

“Partiamo da presupposti molto simili: siamo presenti, ma il papà e la mamma decidono sempre loro – continua nonna Susanna –. Noi ci siamo, siamo il supporto a cui si possono appoggiare i nostri figli. Ma le decisioni spettano a loro. Questa è stata la base su cui tutti si sono ritrovati. Tutti sono presenti ma non invadenti, sarebbe molto più bello vedersi di più”, conclude prima però di un’ultima riflessione. “I nonni sono solo di Milano e della zona. Noi siamo fortunatissimi, siamo aiutati da associazioni fantastiche. Non so a Campobasso, ad esempio, cosa può succedere alle famiglie nelle nostre stesse situazioni. Per un nonno, sa, è un dolore doppio: per i propri figli e per i propri nipotini”. Ma a volte, come dice lo slogan dell’associazione, con la disabilità non si scherza. Si gioca.

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