Gianna Nannini, Antonella Clerici, Heather Parisi, Laura Freddi, Carmen Russo, Alessandra Martines. E oltreoceano: Susan Sarandon, Geri Halliwell (ex Spice girl), Geena Davis (una delle due protagoniste di Thelma e Louise), l’attrice Halle Berry, Janet Jackson. Donne molto note – solo per citarne alcune – la cui gravidanza è stato un evento da copertina. Donne delle quali più che il pancione, è stata la loro età a fare notizia. Perché sono donne che hanno avuto una gravidanza dopo i quarant’anni – alcune di loro persino dopo i cinquanta – per mezzo di una fecondazione assistita. Le ultime, solo in ordine di tempo e con gestazione in corso, sono Natalie Imbruglia, cantautrice e attrice australiana, single di quarantaquattro anni. E Anne Hathaway, attrice americana ancora trentaseienne, premio Oscar per la sua interpretazione di Fantine nel film di Tom Hooper I miserabili, sposata e al suo secondo figlio.

Anne e Natalie tuttavia non hanno annunciato l’evento con una foto col pancione su una copertina glamour, ma a testimoniare il momento magico che stanno vivendo qualche giorno fa hanno pubblicato, ognuno sul proprio profilo Instagram, un autoscatto, un selfie. E già questo è un messaggio di corrispondenza ed empatia con altre donne: nessuna immagine glam, nessuna distanza emozionale. E non solo: a commento della propria foto Natalie Imbruglia scrive: “No, non ho ingoiato un’anguria. In autunno avrò il mio primo figlio! Quelli di voi che mi conoscono sanno che è qualcosa che desideravo da molto tempo e sono felice che ciò sia stato reso possibile dalla fecondazione in vitro e grazie a un donatore di sperma”. E Anne, di fianco alla sua foto molto poco glam, canotta bianca su un pancione prominente in contesto casalingo, rimarca: “Non è un film. Scherzi a parte, Per tutte quelle che attraversano l’inferno dell’infertilità e del concepimento sappiate che nessuna delle mie gravidanze è stata una linea retta. Non è successo per effetto di una magia – prosegue l’attrice – non ho semplicemente agitato una bacchetta magica e detto ‘voglio essere incinta e, wow, tutto ha funzionato’. Ammiro il mio pancione adesso, ma è stato molto più complicato di così”.

Due donne che stanno dicendo pubblicamente che hanno avuto dei problemi a concepire un figlio, ognuna in modo diverso: Anne, trentasei anni, per problemi di infertilità, Natalie perché quarantaquattrenne single. Ed è una cosa nuova, perché queste donne, tuttavia fortunate per la loro condizione sociale ed economica, dicono finalmente senza vergognarsene, alle altre donne meno fortunate di loro, quanto dolore e frustrazione c’è dietro la difficoltà di poter concepire in modo naturale, dietro il desiderio e la realizzazione di una gravidanza, svincolando il progetto di un figlio dalla narrazione che dice solo il bello e felice della maternità. Non più afflizione privata, ma condivisione pubblica di qualcosa che era sempre rimasto intimo, personale, segreto. A maggior ragione se sei un personaggio pubblico.

In questo terzo millennio, nonostante una società apparentemente emancipata, nella condizione femminile non molto è cambiato quando si tratta di maternità: si vive questo momento della vita come un obbligo e non come una scelta, intrappolate dal richiamo biologico da una parte, e dalla pressione sociale dall’altra che ci vuole ancora con un destino ineluttabile di madri, pena lo stigma sociale. Ma le donne non sono solo il loro utero. Non solo madri in potenza. Sono persone che vogliono dare priorità agli studi, alla ricerca di un lavoro, alla propria realizzazione personale, in molti casi, senza dover dipendere da un uomo, in tempi di rapporti sentimentali instabili. E questo porta inevitabilmente a programmare un figlio in età non sempre compatibile con l’inesorabile orologio biologico. Anne, Natalie e tutte le altre lo hanno sperimentato sulla propria pelle.

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