Tentata rapina pluriaggravata, tentata estorsione in concorso, spaccio di sostanze stupefacenti, truffa e appropriazione indebita. Sono questi i reati contestati a due ragazzi di 15 e 16 anni di Pordenone. La baby gang su cui si sono concentrate le indagini degli uomini della Squadra mobile della città friulana, composta da quattro adolescenti, aggrediva e vessava alcuni coetanei, ma non solo: tra le vittime delle violente aggressioni c’è anche un adulto disabile al 60%. Il 15enne, considerato il “capo” del gruppo, è stato raggiunto da una misura cautelare ed è ora in comunità, mentre il 16enne è indagato in stato di libertà insieme ad altri due ragazzi. Il provvedimento restrittivo è stato richiesto dalla Procura per i minori di Trieste e disposto dal gip.

Il disabile, che era diventato il bersaglio principale delle violenze, è stata in almeno due episodi spintonata e presa a calci e pugni dai quattro ragazzi, sebbene implorasse loro di smetterla. Una sera il gruppo, oltre a picchiare l’adulto, ha anche tentato di rapinarlo, senza però riuscirci. Oltre a questo, gli episodi ricostruiti dalla polizia riguardano la rapina di una collana in oro dal valore di 1200 euro ai danni di un 14enne, la tentata rapina aggravata di una collana in oro e di un telefono cellulare, sempre ai danni di un 14enne, spaccio di marijuana a minorenni, truffa da 500 euro ai danni di un 15enne e, infine, la tentata rapina pluriaggravata in concorso ai danni dell’adulto disabile.

“Il contesto in cui gli investigatori si sono mossi – ha spiegato il Questore di Pordenone Marco Odorisio – è risultato fortemente caratterizzato da una diffusa omertà giovanile motivata talvolta dalla riverenza verso colui riconosciuto come capo, altre volte da motivazioni più banali come il non volere fare la spia, altre volte ancora dalla paura che uscendo allo scoperto si possa diventare a propria volta vittima o bersaglio delle dinamiche del gruppo. Da qualunque parte la si guardi – ha concluso – parliamo sempre di omertà”.

L’indagine della squadra mobile si è sviluppata nell’ambito delle attività volte a bloccare il fenomeno della delittuosità da parte di bande giovanili composte quasi esclusivamente da minorenni, che tra febbraio e maggio avevano fatto registrare episodi di violente aggressioni riconducibili ad uno stesso gruppo di adolescenti.

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