Davide Faraone si autosospende dal Pd. Il dirigente siciliano Dem, la cui elezione a segretario regionale era stata annullata dalla commissione di garanzia del Nazareno su ricorso di alcuni rappresentanti della corrente che fa capo all’attuale leader nazionale, Nicola Zingaretti, ha annunciato la sua decisione su Facebook, gettando benzina sul fuoco della polemica fra la minoranza renziana e la nuova maggioranza post congresso di marzo. “Ora Zingaretti riferisca in Direzione: predica l’unità ed il superamento delle correnti, ma troppo spesso è condizionato dalla sua“, attacca il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci. “Impensabile che il segretario politico entri nel merito delle decisioni della commissione di garanzia. E’ molto grave anche solo teorizzarlo ed è un modo sbagliato di fare battaglia politica interna in un momento come questo”, fanno sapere dal Nazareno a IlFattoQuotidiano.it.

Nel suo post su Facebook, Faraone è andato giù duro contro gli attuali vertici del partito. “Rimango iscritto al gruppo parlamentare del Pd, continuerò la battaglia per la mia gente e contro questo governo e contro ogni inciucio coi Cinque Stelle”, ha scritto, facendo riferimento ad alcuni rumors che vorrebbero Zingaretti propenso a possibili accordi con un M5S “desalvinizzato” (circostanza costantemente smentita dal presidente del Lazio). “Evidentemente al ‘nuovo Pd’ danno fastidio le battaglie che io ho fatto, ultima delle quali la marcia tra Ragusa e Catania per attaccare il Governo nazionale. O la richiesta della mozione di sfiducia a Salvini contro il quale ho schierato il Pd siciliano a testa alta”, dice ancora, ammiccando all’altro terreno di scontro di queste ore fra renziani e zingarettiani. Su cui aggiunge:  “Se non lo sfiduciamo oggi, quando lo sfiduciamo un ministro del genere? Ma il nuovo Pd non ha voglia di sfiduciare Salvini, avendo come priorità quella di sfiduciare Davide Faraone”.

Nel documento della Commissione di garanzia del Pd, contenenti le motivazioni sull’annullamento della nomina di Faraone, si legge “la Commissione regionale avrebbe dovuto provvedere con apposita delibera a colmare la lacuna del Regolamento regionale, definendo esattamente le procedure di proclamazione dell’unico candidato rimasto e dell’Assemblea regionale” ma “tanto non è avvenuto“. E poi. “Nel caso di specie, la proclamazione del Segretario (candidato unico) e dei 180 componenti l’Assemblea regionale deve essere necessariamente contestuale, in quanto vi può essere un Segretario solo se vi è un’Assemblea formalmente proclamata nel suo plenum”. Ancora: “Il 40 per cento dei componenti non era stato eletto dagli iscritti nei termini e nei modi previsti dal Regolamento, ma nemmeno i 180 componenti residui erano stati proclamati, avendo rinviato a data successiva la proclamazione”. Pertanto, conclude il documento, “la proclamazione del Segretario durante la seduta del 13 dicembre 2018 è palesemente e insanabilmente nulla“.

 

Intanto, per il 26 luglio è calendarizzata una riunione della Direzione nazionale che si annuncia di fuoco. Anche per la presenza dei giovani democratici, che arriveranno a Roma con due pullman. “Il commissariamento del Pd Sicilia – dice il segretario dei Gd siciliani, Prospero Crimi – è un atto ingiusto e antidemocratico. L’amarezza è tale che siamo indecisi se restare in un partito che all’unità e alla sfida ai populisti preferisce far prevalere la guerra tra le correnti, mortificando i territori e gli iscritti. Andremo a protestare in direzione nazionale, faremo sentire la nostra voce, verificheremo se ci sono ancora le condizioni di un percorso unitario, altrimenti non è escluso che si possano percorrere altre vie, anche fuori dal Pd“.

Le polemiche nel Pd siciliano hanno anche altre origini. E risalgono ai primi mesi del 2019, quando in vista delle amministrative nell’Isola, i Dem si sono presentati quasi ovunque senza simbolo, in molti casi rispondendo all’appello dello storico esponente berlusconiano Gianfranco Micchiché. Il Pd si è presentato ufficialmente soltanto a Castel Vetrano, dove la campagna elettorale è stata anche sostenuta da Nicola Zingaretti.

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