Chi ha tradito chi? La spaccatura sul voto per l’elezione di Ursula von der Leyen alla Commissione Ue ha fatto salire la tensione nel governo M5s-Lega, con Matteo Salvini e Luigi Di Maio che anche oggi si rimpallano accuse incrociate di tradimento. Il Carroccio sostiene che gli alleati di governo abbiano “sabotato” le istanze di cambiamento solo per “barattare” poltrone. I Cinquestelle spiegano che a cambiare linea all’ultimo siano stati invece proprio i leghisti: “Dovete sapere che c’era un accordo“. Di sicuro c’è che fino a martedì, giorno del voto all’Europarlamento, la posizione della Lega era apertamente possibilista. Anzi, il 2 luglio scorso, dopo aver chiaramente osteggiato la candidatura del socialista Frans Timmermans, Salvini pareva convinto dal profilo della von der Leyen e su Twitter scriveva: “A prescindere dai nomi, l’importante è che in Europa cambino le regole”. Per poi aggiungere che “su questa battaglia l’Italia sarà finalmente protagonista” con tanto di hashtag #vonderLeyen.

Dal 2 luglio fino al 16, il giorno dell’elezioni, la posizione del Carroccio non è ufficialmente cambiata. Alla vigilia trapelava in realtà un po’ di pessimismo, dopo che von der Leyen si era rifiutata di  incontrare il capogruppo di Identità e democrazia, il leghista Marco Zanni. Ma lui stesso martedì mattina, parlando all’Agi poche ore prima del voto, diceva: “Aspettiamo maggiori aperture su programma e commissario italiano, poi decidiamo stasera, in linea di massima siamo aperti all’appoggio“. In un’intervista in edicola su La Stampa lo stesso giorno spiegava che “i popolari ci hanno convinto. Avremo un portafoglio di peso”. “Non è escluso che la Lega alla fine voti a favore della candidata tedesca perché ad esempio sulla riforma di Dublino e sul tema dell’immigrazione abbiamo avuto buoni riscontri”, aggiungevano fonti del partito all’Ansa. Poi il Carroccio ha cambiato idea e scelto per il no, seguendo le indicazioni del gruppo sovranista, dei francesi di Marine Le Pen e dei tedeschi di Alternative für Deutschland, invece che quelle del premier Giuseppe Conte.

È lo stesso presidente del Consiglio a spiegarlo in una lettera a Repubblica: “Nei giorni precedenti la votazione della neo-Presidente ho invitato i parlamentari europei delle forze politiche che sostengono la maggioranza interna ad appoggiare questa candidatura”, spiega Conte. I Cinquestelle hanno seguito la sua richiesta, il Carroccio no. Peraltro era stata la stessa Lega a porre il veto, in linea con i Paesi di Visegrad, alla scelta dell’olandese Timmermans. “Un uomo di sinistra a presiedere la Commissione europea di sicuro non lo sosterremo“, diceva sempre Salvini in un’intervista a SkyTg24.

Al nome di Timmermans Conte si era opposto ed esposto in prima persona, “perché ho ritenuto che le soluzioni prospettate non fossero idonee a tutelare i nostri interessi nazionali e comunque a garantire il necessario rilancio per superare il difficile momento che l’Unione europea sta attraversando”, spiega oggi a Repubblica. La designazione di von der Leyen “è stata da me condivisa – continua la lettera – perché questa soluzione avrebbe consentito all’Italia di ottenere un portafoglio economico di rilievo, in particolare la ‘concorrenza‘, come da me richiesto, e avrebbe aperto a buone prospettive per l’Italia anche con riguardo alle restanti nomine”. “Come è noto gli Europarlamentari eletti con la Lega, a differenza di quelli del Movimento 5 stelle, hanno espresso voto contrario”, sottolinea quindi il premier, evidenziando anche il rischio che questa scelta possa avere “ripercussioni sulle trattative che si svolgeranno per definire la composizione della squadra di neo-Commissari“.

Il dei Cinquestelle non è invece arrivato a sorpresa, ma è stata annunciato in Aula a Strasburgo da Tiziana Beghin: “Lei ha fatto suoi i punti principali del nostro programma, per questo il M5s intende sostenere la sua candidatura”, ha dichiarato l’eurodeputata. Una linea anticipata dal vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo alla vigilia della votazione: le sue “apertura sul tema” del salario minimo “sono state sicuramente importanti“, spiegava. Aperture che il M5s aveva ottenuto la settimana precedente durante un faccia a faccia con la stessa von der Leyen: “Un incontro positivo con Ursula von der Leyen. Lei ha puntualizzato alcune delle priorità del suo impegno che sono anche le nostre, come quella per il salario minimo europeo e una visione dell’Europa e dell’Italia sui flussi migratori che condividiamo”, spiegava l’eurodeputata Beghin.

Il commissario economico “di peso” per l’Italia che ora rischia di saltare era stato peraltro fortemente richiesto proprio dalla Lega che, in virtù del risultato delle Europee, ha la possibilità di scegliere chi mandare a Bruxelles. Così come ha già scelto il nuovo ministro per gli Affari Europei, Lorenzo Fontana. Appena insediato al nuovo dicastero, il neo-ministro si esprimeva così sulla candidata von der Leyen: “Non escludo che la Lega voti a favore“. Era l’11 luglio. Sei giorni dopo ha spiegato il no del Carroccio dicendo: “Il suo discorso è stato un po’ troppo spostato a sinistra”.

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