Un caso che da anni scuote la Francia e sul quale i giudici hanno messo la parola fine: lo stop ad alimentazione e idratazione per Vincent Lambert, 42enne in stato vegetativo da 10 anni a seguito di un incidente d’auto, sono definitive. La Cassazione francese lo scorso 28 giugno ha infatti annullato la decisione della Corte d’appello di Parigi, che il 20 maggio, in un ennesimo colpo di scena nell’ambito di questo caso, aveva ordinato la ripresa dei trattamenti, interrotti il giorno stesso. “La morte di Vincent è ormai inevitabile” e “se non lo accettiamo, possiamo solo rassegnarci”, hanno scritto in una lettera aperta i genitori di Lambert, divenuto simbolo del dibattito sul fine vita in Francia. “Questa volta, è finita. I nostri avvocati hanno moltiplicato negli ultimi giorni i ricorsi e condotto azioni definitive per far rispettare il ricorso sospensivo davanti all’Onu. Invano”, proseguono Viviane e Pierre Lambert, la sorella Anne, e il fratellastro David Philippon.

Chi è però contraria alla linea della famiglia è la moglie di Vincent, Rachel, convinta che il marito, inchiodato da oltre 10 anni in un letto d’ospedale a Reims, mai avrebbe voluto vedersi nelle condizioni attuali. Rachel è sostenuta da sei fratelli di Vincent e da un suo nipote, Francois Lambert, che ha deplorato che “non si tratti di eutanasia, altrimenti sarebbe più rapido“. “Per non essere accusati di eutanasia, bisogna fare in modo che duri il più a lungo possibile, ciò che a mio parere è francamente sadico”, ha aggiunto, criticando una legge che “lascia molto margine ai medici e poco ai pazienti”. Intanto la manifestazione del collettivo ‘Je soutiens Vincent‘ ha annullato la manifestazione prevista per questo pomeriggio a Parigi. I genitori hanno sporto denuncia per “assassinio premeditato” contro il medico Vincent Sanchez, il capo del reparto per le cure palliative dell’ospedale di Reims che lo scorso 2 luglio ha annunciato lo stop dei trattamenti all’ex infermiere di 42 anni vittima di un incidente stradale nel 2008.

Idratazione e alimentazione interrotti dal 2 luglio – Il protocollo medico prevede, in particolare, “un’interruzione dei trattamenti” e una “sedazione profonda e continua”. Sulle sorti di Vincent Lambert, ex infermiere, la famiglia è spaccata da anni. La moglie Rachel si batte affinché lui possa morire, raccontando che prima dell’incidente Vincent le aveva detto di non volere accanimento terapeutico, nonostante non avesse lasciato direttive in merito. Rachel Lambert è sostenuta da sei fratelli e sorelle nonché da un nipote di Lambert, François Lambert, che vogliono porre fine a quello che definiscono un “accanimento terapeutico”. Dall’altra parte, invece, ci sono i genitori di Lambert, Viviane e Pierre Lambert: ferventi cattolici e considerati vicini agli ambienti integralisti, ritengono che il figlio abbia un handicap e non sia “in fine vita, né un vegetale” e chiedono che venga trasferito in un istituto specializzato. Viviane Lambert lunedì ha preso la parola all’Onu a Ginevra per lanciare un “appello per chiedere aiuto”. “Senza il vostro intervento mio figlio Vincent Lambert sarà sottoposto a eutanasia da un medico a causa del suo handicap cerebrale”, ha detto la donna. Contattata da Afp, ha spiegato che si recherà con dei parenti al capezzale del figlio in ospedale, ma che non rilascerà “alcuna dichiarazione”. Già venerdì i suoi avvocati avevano anticipato che avrebbero avviato un’azione legale contro il medico che avrebbe ordinato lo stop delle cure, per “omicidio premeditato”. Prima del 20 maggio, l’ospedale Chu di Reims aveva già lanciato e poi fermato un protocollo di interruzione dei trattamenti nel 2013, guidato dal medico Eric Kariger. Nel 2015 la dottoressa Daniela Simon, alla fine, non aveva rilanciato la procedura. Quanto allo stop delle cure attuale, nell’ambito di una decisione medica firmata da Sanchez ad aprile del 2018, è stata convalidata a fine aprile dal Consiglio di Stato, mentre il ricorso dei genitori alla Corte europea dei diritti umani non è andato a buon fine.

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