Il caso di Vincent Lambert si riapre, un’altra volta. Il 42enne tetraplegico, da oltre dieci anni in stato vegetativo, in Francia è diventato il simbolo del dibattito sul fine vita e da tempo continua la lotta tra la moglie e i medici da una parte, che vogliono staccare la spina, e i genitori che si oppongono dall’altra. Oggi la corte di Cassazione di Parigi ha cancellato la sentenza della Corte d’appello (dichiarandola non competente) che il 20 maggio scorso accolse il ricorso presentato in extremis dai genitori per proseguire l’idratazione e l’alimentazione del figlio all’ospedale di Reims, mentre i medici erano già pronti a staccare la spina.

La decisione della Corte – ha detto il legale della moglie di Vincent contraria all’accanimento terapeutico – riapre dunque la possibilità di sospendere le cure. La spina può essere staccata “già da ora”, ha dichiarato l’avvocato ai cronisti che lo attendevano al palazzo di giustizia, aggiungendo: “Nessun ricorso è ormai possibile perché non c’è più alcun giudice a cui rivolgersi”. L’odierno pronunciamento della Cassazione scrive a suo avviso la parola “fine” al caso Lambert. Ma è arrivata la secca replica dei genitori di Vincent. Per voce del loro legale, Pierre e Viviane Lambert, vicini ai cattolici integralisti della Fratellanza Sacerdotale San Pio X, hanno paventato una denuncia per omicidio se il figlio verrà lasciato andar via.

Il 20 maggio scorso, dopo una guerra decennale tra fazioni politiche, familiari e tribunali, il medico annunciò – come previsto – che avrebbe interrotto i trattamenti che tengono Lambert artificialmente in vita. Polemiche, disperazione dei genitori, poi la sera stessa il colpo di scena: con la Corte d’appello di Parigi che ordinava la ripresa immediata di quei trattamenti almeno fino a quando un comitato dell’Onu per i diritti dei disabili, al quale i genitori avevano inviato uno dei tanti ricorsi, non si sarebbe espresso. Per i magistrati della Cassazione, però, i giudici d’appello non erano competenti a esprimersi. L’ordine di proseguire le cure, impartito poco più di un mese fa, è dunque da considerarsi nullo.

È dal 2013 che la famiglia si divide sulla sorte di Vincent. La moglie Rachel, suo nipote e sei fratelli e sorelle hanno accettato la decisione dei medici. Papà Pierre e mamma Viviane sono invece contrari, così come un fratello e una sorella. Il medico curante, Vincent Sanchez, è stato colui che aveva ufficializzato la decisione di lasciarlo andare, condivisa da almeno una ventina di equipe mediche durante questi anni di battaglia legale. Al momento, resta valido quanto prescritto dalla legge in vigore, approvata nel 2016, e cioè nessuna eutanasia o suicidio assistito ma l’autorizzazione alla sospensione dei trattamenti in caso di “ostinazione irragionevole”.

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