Non gli diamo neanche un centesimo, siamo sicuri delle nostre azioni”. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli tiene il punto sulla revoca della concessione ad Autostrade dopo il crollo del ponte Morandi e, intervenendo ai microfoni di Radio Anch’io, ribadisce la linea sua e del Movimento 5 stelle sulla questione, assicurando che lo Stato non pagherà la penale di 22 miliardi prevista da una clausola del contratto con Aspi. “Il M5s intende proporre in sede politica la revoca totale della concessione perché ci sono tutte condizioni giuridiche per poterlo fare”, insiste il ministro riferendosi al parere della commissione di giuristi del Mit secondo cui Autostrade è “gravemente inadempiente” per il crollo del ponte Morandi, motivo che potrebbe permettere la revoca unilaterale.

Ma, a differenza di quanto emerso dalle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi tra i ministri M5s, i giuristi del Mit sono molto più cauti sull’ipotesi di una revoca e rilevano come ci sia un alto rischio di contenzioso con Autostrade, motivo per cui caldeggiano una soluzione alternativa, che passa per la revisione della concessione. In circa 60 pagine il pool di giuristi chiamato dal Ministero a valutare la posizione di Aspi, controllata di Atlantia, società del gruppo Benetton, analizza infatti nel dettaglio tutta la situazione, evidenziando le mancanze dal punto di vista dei controlli e della manutenzione, ma rileva anche come la via migliore per uscire da quello che è anche un rebus giuridico potrebbe essere quella di rivedere daccapo le condizioni per lasciare comunque alla società la gestione delle autostrade.

Il crollo del Ponte, si ricorda nella relazione, è arrivato dopo una “lunga sequenza” di allarmi e Aspi, sottolineano dal Mit, ha investito pochissimo nella manutenzione, “440mila euro dal 2005 a oggi” mentre nella fase pre-privatizzaizone la spesa media era di “1,3 milioni l’anno”. Ma, nonostante sia accertato che Aspi non può avanzare il “diritto/obbligo di ricostruzione” e che finora “non ha mai provato una causa del crollo” del Ponte “non a sé imputabile”, la risoluzione della concessione, si osserva nella relazione, comporterebbe anche un “drastico peggioramento del rating, con il conseguente incremento del costo per la gestione del servizio sul debito” di Aspi-Atlantia. Se poi “la risoluzione fosse ritenuta illegittima, il Concessionario potrebbe invocare una tutela risarcitoria correlata al maggior costo del capitale subito per un fatto ingiusto imputabile all’amministrazione quale autrice del danno, per importi anche assai elevati“. Non solo, i giuristi sottolineano anche che “un ulteriore tema di contenzioso potrebbe essere rappresentato dalla valutazione della gravità dell’inadempimento, un’area in cui è maggiormente incidente la discrezionalità del giudice, con la conseguente conservazione del rapporto concessorio” cui si aggiungerebbero a quel punto “anche il risarcimento integrale del danno compreso quello del danno reputazionale eventualmente sofferto dalla capogruppo” di Aspi, cioè Atlantia. Insomma, lo Stato rischierebbe di rimetterci parecchio, anche se non ci sono cifre nella relazione: i giuristi rimandano infatti al Ministero per una eventuale quantificazione dell’importo.

Tutto questo mentre è ancora aperta la partita su Alitalia che, secondo indiscrezioni di stampa, vede Atlantia in lista per rilevare la compagnia aerea, anche se la società ha finora sempre negato. A riguardo, il ministro Toninelli ha tenuto a precisare che “c’è totale divisione tra i dossier Alitalia e Autostrade. Da ministro parlo di Atlantia relativamente ad Alitalia solo quando vedremo sulla scrivania delle offerte. Atlantia non usi questo dossier come ricatto”. La società del gruppo Benetton aveva contestato infatti nei giorni scorsi il metodo con cui era stata diffusa una sintesi della relazione della commissione del Mit, sostenendo che era stata fatta trapelare “in modo pilotato e parziale”, senza che Autostrade ne fosse a conoscenza.

Per concludere, la relazione precisa poi di “ritenere opportuno” prefigurare “le conseguenze” che potrebbero derivare dalla risoluzione della Convenzione unica che Aspi ha sottoscritto con lo Stato, “anche per fornire ai competenti vertici politici un quadro più completo del contesto entro cui decidere se perseguire la strada della risoluzione oppure preferire altre soluzioni tese a ricondurre ad equilibrio il rapporto concessorio Aspi e fugare così i rilevanti dubbi generati” dal crollo del Ponte Morandi, “sull’efficienza complessiva del sistema di valutazione e manutenzione delle tratte” autostradali in concessione.

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