Sono sette anni che le autorità del Bahrein perseguitano Osama Muhama al-Tamimi, ormai ex parlamentare, uno dei pochi sunniti a criticare apertamente il governo. Dal 2011 al-Tamimi subisce una campagna diffamatoria, alimentata da false accuse pubblicate dalla stampa di regime, e minacce e attacchi su cui non viene svolta alcuna indagine. Negli ultimi due mesi è stato ripetutamente convocato per interrogatori. A metà giugno ha minacciato di entrare nell’ambasciata Usa con tutta la famiglia e ha abbandonato l’idea solo dopo aver ottenuto garanzie che non sarebbe stato arrestato.

Al-Tamimi è entrato nel Consiglio dei rappresentanti del Bahrein nell’ottobre 2011, a seguito di un’elezione suppletiva, e finché ha potuto ha usato il seggio parlamentare per promuovere le riforme e il rispetto dei diritti umani. Nell’aprile 2012, dopo un anno di repressione della “primavera del Bahrein”, ha preso il microfono per chiedere le dimissioni del primo ministro Khalifah bin Salman al-Khalifah.

L’11 febbraio 2014 è intervenuto per chiedere il rilascio di Nabil Rajab, prigioniero di coscienza, sciita e presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein. Poi, il 20 maggio dello stesso anno è stato espulso dal parlamento. Nel novembre 2016 è stato condannato a un mese di carcere per ingiuria nei confronti di un agente di polizia. Dopo il rilascio, è stato pure obbligato a versare l’equivalente di circa 58mila euro alla stazione di polizia di al-Hoora.

La persecuzione e le intimidazioni ai danni di al-Tamimi si collocano in un contesto di crescente repressione da parte delle autorità del Bahrein, che minacciano di arresto e di processo chiunque critichi il governo, soprattutto attraverso i social media. Poco più di un mese fa, il re Hamad bin Isa al-Khalifa ha affermato di aver dato “istruzioni alle agenzie di sicurezza per porre fine in modo decisivo al cattivo uso dei social media”. Gli ha fatto subito eco il ministro dell’Interno, che ha reso noto di “aver assunto tutte le necessarie misure di legge contro chi è coinvolto in account che diffamano la reputazione del Bahrein”.

A coloro che seguono più assiduamente questo blog, la pessima situazione dei diritti umani in Bahrein è perfettamente nota. Lo sarà stata anche a chi, all’interno dell’Università La Sapienza, non si è tirato indietro ed ha accettato il finanziamento per intestare direttamente al re Hamad la cattedra “per il dialogo interreligioso e la pacifica convivenza”. Ora c’è un appello on line perché venga revocata l’intitolazione della cattedra.

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