All’università di Roma “Sapienza” c’è una cattedra dal titolo particolare: si chiama “Re Hamad per il dialogo inter-religioso e la coesistenza pacifica”. Il titolare è il professor Alessandro Saggioro. La cattedra, inaugurata il 5 novembre, “è stata concepita” – si legge nei documenti ufficiali – “per la formazione e il coinvolgimento dei giovani di ogni parte del mondo al fine di contribuire a combattere terrorismo, estremismo e radicalismi”. Sempre secondo i documenti ufficiali, per il Rettore Eugenio Gaudio “formazione e diffusione della conoscenza saranno il filo conduttore delle attività della nuova cattedra che si inserisce in un sistema di formazione a livello triennale, magistrale, master e dottorato, unico in Italia”.

Fin qui tutto bene. I temi e gli obiettivi sono importanti. E poi che male c’è se quello che potrebbe sembrare un filantropo arabo, magari un po’ megalomane da intestarsela, finanzia una cattedra universitaria?

Attenzione però. Quel re Hamad, prima di essere un filantropo arabo, è Sua Maestà il re del Bahrain Ḥamad bin ʿĪsā Āl Khalīfa, peraltro già beneficiario di una laurea honoris causa proprio alla Sapienza due anni fa.

Le lettrici e i lettori di questo blog sanno bene che nella – cito ancora – “visionaria filosofia” di re Hamad non c’è spazio né per il dialogo né per la coesistenza con chi non la pensa come lui. Chissà come ha appreso la notizia dell’inaugurazione della cattedra universitaria romana Nabil Rajab, pluricondannato per le sue denunce sulle violazioni dei diritti umani? O cosa ne pensa Abdulhadi al-Khawaja, che langue all’ergastolo per reati di opinione? O le sue figlie Mariam e Zainab, entrambe costrette all’esilio. O le centinaia di bahreiniti privati arbitrariamente della cittadinanza, gli intossicati, i torturati e i non curati.

C’è un problema etico e di inopportunità in questa faccenda. Intanto, cerchiamo di renderla più nota.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Povertà sanitaria, sempre più italiani ricorrono al Banco Farmaceutico e aumenta l’iniquità sociale

prev
Articolo Successivo

Trento, la consigliera leghista contro i bambini stranieri. La scuola risponde con una canzone sull’integrazione

next