E’ noto come le visite negli Stati Uniti di politici italiani siano in genere foriere di novità e sviluppi, quasi mai graditi, in patria. Così è stato, per richiamare il principale esempio in materia, per la visita di Alcide De Gasperi a Washington che preparò il terreno per la rottura dell’alleanza antifascista e la cacciata della sinistra all’opposizione. Certo, fa ridere paragonare Matteo Salvini a De Gasperi ed è poi assolutamente grottesco assimilare in qualche modo Luigi Di Maio a Palmiro Togliatti, così come la sconcertante figura di Donald Trump, plastica espressione della decadenza del potere statunitense, non appare in alcun modo confrontabile con i governanti statunitensi dell’epoca, che si apprestavano a un ventennio di egemonia sul pianeta, fino alla sconfitta in Vietnam e al 1968.

Eppure un certo schemino di fondo rimane in qualche modo inalterato, nonostante l’innegabile deterioramento antropologico e culturale delle classi dirigenti dell’Occidente e la profondamente mutata costellazione dei rapporti di forza su scala globale. Si tratta banalmente di questo: i politici italiani hanno quasi sempre dimostrato di essere dotati di una fortissima vocazione al servilismo atlantico, tramandata dai capostipiti democristiani al mitico Giulio Andreotti (che però seppe dimostrare anche intelligenza politica e una certa dose di autonomia), da Bettino Craxi (nonostante Sigonella) a Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e Salvini, andando per sommi capi (si fa per dire). Data tale vocazione essi ritornano da Washington con, nella valigetta, un compitino da eseguire.

La domanda quindi è: quale compitino assegnatogli dai truci collaboratori di Trump, Mike Pompeo e Mike Pence ha riportato in patria Matteo Salvini? Basta un’occhiata all’agenda politica internazionale statunitense per capirlo. Trump, in sintesi, vuole distruggere l’Unione europea, indebolire la Cina, aggredire l’Iran, appoggiare Israele eliminando ogni pretesa palestinese alla dignità nazionale ed umana, continuare ad affamare Cuba e Venezuela, nell’ingenua speranza, che risale addirittura ai tempi di Eisenhower, di indurre in tal modo tali popoli a ribellarsi contro i rispettivi governi.

Secondo il trust di cervelli (o presunti tali) che presiedono alle scelte degli Stati Uniti nel mondo, il governo gialloverde dovrebbe quindi prestarsi perinde ac cadaver all’esecuzione di tali disegni, senza dimenticare gli F-35, le armi all’autocrate saudita per continuare a massacrare gli yemeniti e il negazionismo climatico. Grandi speranze furono d’altronde a suo tempo riposte nei gialloverdi da uno dei primi ideologi trumpiani, quello Steve Bannon che proprio nella ridente Ciociaria avrebbe voluto stabilire la sua scuola quadri.

Ma forse non sarà così facile. Alle Elezioni europee non si è verificata la paventata espansione dei sovranisti-populisti, parole in buona misura senza senso dato che tali forze politiche hanno ben poco a che fare sia con il popolo che con la sovranità. Così come in Italia assistiamo a un insospettato sussulto di vitalità di Di Maio e, soprattutto, di Giuseppe Conte, i quali puntano in certa misura i piedi, forse proprio perché, come buoi trascinati al macello, cominciano ad avere barlumi di consapevolezza della loro prossima fine.

L’alternativa è però abbastanza chiara: continuare a ingoiare i rospi propinati dal rozzo ma furbo Matteo ovvero far saltare il banco. Il gioco del cerino è del resto cominciato da tempo e subirà, ci si può scommettere, una brusca accelerazione in seguito al pellegrinaggio statunitense dell’astuto Divoratore di Nutella e Salamella.

Nel frattempo vengono al pettine i nodi della catastrofica politica europea dei gialloverdi, che si sono cullati in fantasie senza fondamento con questo o quel presunto alleato “sovranista” salvo riscontrarne puntualmente l’assoluta mancanza di disponibilità sia in tema di accoglienza che di flessibilità sui conti pubblici. Visibilmente isolati in Europa e divisi su ogni questione, Salvini e Di Maio continuano ad arrancare sulla loro malandata zattera, tenuta precariamente a galla solo dalla volontà dei parlamentari di completare la legislatura e dal disegno dello scaltro padano che vuole terminare di scarnificare i Cinquestelle prima di dare inizio a nuovi fasi politiche più consone alle visioni dei suoi mandanti, siano essi la Confindustria o Donald Trump. Un andazzo assolutamente inquietante e pericoloso per il popolo italiano.

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