Il messaggio che nella sua visita negli Stati Uniti Matteo Salvini porta a Donald Trump è chiaro: l’Italia in questo momento è molto più vicina alla Casa Bianca di quanto in Europa non lo siano la Germania o la Francia. “Il nostro Paese vuole tornare a essere nel continente europeo il primo partner della più grande democrazia occidentale”, aveva detto nella notte italiana parlando con i giornalisti a Villa Firenze, la residenza dell’ambasciatore d’Italia negli Usa Armando Varricchio.

Oggi il vicepremier della Lega ha ribadito il concetto: “L’Italia è il primo, più credibile, più solido interlocutore degli Usa nell’Unione europea”, al punto da avere “visioni e soluzioni comuni” con l’amministrazione Trump sui temi di politica estera dall’Iran al Medio Oriente, dal Venezuela alla Libia, ha affermato il ministro dell’Interno durante la conferenza stampa a Washington parlando del suo incontro con il segretario di Stato Mike Pompeo. Persino sui rapporti con Teheran, ha aggiunto, “la posizione del’Italia con l’Iran è già cambiata: nessuno si può permettere di dire di voler cancellare uno Stato dalla faccia dalla terra, come Israele, e avere relazioni normali”.

A proposito di relazioni, “sono qui per aprire un canale che può essere enorme, e di grandissimo interesse per entrambi”, ha specificato Salvini. “C’è totale sintonia su come muoversi a livello internazionale, tra Stati Uniti e Italia. Forse anche a Washington hanno capito che c’è un’alternativa allo strapotere franco-tedesco dopo tanti anni. Noi accogliamo tutti i buoni consigli”, ha aggiunto, parlando a Washington dopo l’incontro con Mike Pence, il segretario della Lega.

Le cui parole sembrano voler controbilanciare l’apertura messa in atto dal governo italiano sul fronte economico con la Cina attraverso la firma del memorandum sulla Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta, sulla quale l’amministrazione Trump era stata assai critica. Al punto che, interpellato sui caccia F35 il cui acquisto M5s alleato di governo promettono da sempre di voler ridimensionare, il vicepremier tranquillizza Washington: “Credo che gli accordi sottoscritti non si possono rimangiare. Investire in ricerca coinvolgendo il lavoro italiano è utile e sano”.

Sul fronte interno, dove per interno si intende il dialogo in corso tra Roma e Bruxelles, Salvini ha sciorinato un repertorio abbastanza consueto. “L’ostinazione dell’Ue sui vincoli, sull’austerità non aiuta – ha detto il segretario del Carroccio – Per questo ci apprestiamo a trattare con l’Unione europea da pari a pari senza timori reverenziali”. A partire dalla flat tax: “Possiamo decidere come modularla negli anni – aveva detto in notturna – ma un taglio delle tasse ci deve essere assolutamente. Convinceremo la Ue – ha aggiunto – con i numeri, la cortesia, altrimenti le tasse le taglieremo lo stesso, e la Ue se ne farà una ragione“.

E a questo proposito il vicepremier ha omaggiato il capo della Casa Bianca: “Why not”, ha risposto Salvini alla domanda se all’Italia servirebbe una “una manovra trumpiana“. La politica economica e fiscale dell’amministrazione Trump, ha affermato, “può essere un esempio e un modello per l’Italia”.