A Cagliari per fare il Pride bisogna pagare. A denunciare il fatto sono gli organizzatori dell’evento che, in un comunicato, spiegano di dover pagare 7540 euro per avere l’autorizzazione a svolgere il corteo. La comunicazione del costo aggiuntivo è arrivata dalla Polizia Municipale della città e il costo sarebbe relativo alle spese di ore di servizio del personale del corpo. “Per la prima volta in occasione del Sardegna Pride – si legge nel comunicato – verrebbero addebitati i costi per un corteo politico e pubblico, che è invece garantito dalla Costituzione“.

Come riporta la testata locale Cagliari Casteddu, Carlo Cotza, portavoce dell’associazione Lgbtq sarda Arc, ha dichiarato che “con questa nuova regola dovrebbero pagare tutte quelle realtà che organizzano eventi e manifestazioni politiche e non commerciali, come per il venticinque aprile e pure per Sant’Efisio”. Il nuovo sindaco di Cagliari Paolo Truzzu (Fratelli d’Italia), eletto il 17 giugno, solo il 19 ha commentato: “Il Gay Pride costa troppo, sono pronto ad aiutarli”. Ma la delibera, approvata dal Commissario Straordinario Bruno Carcangiu il 12 giugno, è ancora in piedi e crea allarme per il corteo in programma il 6 luglio a Cagliari: “Come nelle edizioni precedenti – continuano gli organizzatori nel comunicato – il Sardegna Pride è un evento autofinanziato e che ha bisogno del contributo di chiunque creda nei valori della libertà e nei diritti“.

Sulla notizia è intervenuta l’avvocata e attivista Cathy La Torre che su Facebook scrive: “A pochi giorni dal Pride è l’ennesimo segno politico che vuol mettere i bastoni fra le ruote ai nostri carri! Ma non credo sia possibile”. E offre il suo aiuto al Sardegna Pride, legale o economico. Gli organizzatori del corteo hanno già annunciato che si riservano di tutelarsi in ogni sede.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Giornata dei rifugiati, serve un piano sull’immigrazione. Le Ong non possono essere il punto d’arrivo

prev
Articolo Successivo

Trieste, tolto lo striscione di Giulio Regeni dalla Regione per gli addobbi dell’under 21. Fedriga: “Non lo rimetteremo”

next