È saltato l’accordo sul clima al Consiglio europeo. I leader europei riuniti a Bruxelles non hanno trovato l’intesa: l’obiettivo era un’Europa a zero emissioni nette entro il 2050, ma Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia si sono opposte. La data per la transizione a un’economia “climaticamente neutrale” è stata quindi cancellata, dopo ore di trattative, dal testo delle conclusioni del vertice.

Nel summit del Consiglio europeo, il primo dopo le elezioni di fine maggio, i cambiamenti climatici erano uno dei punti centrali, in vista del vertice sull’azione per il clima convocato dal Segretario generale delle Nazioni Unite per il 23 settembre 2019. Secondo fonti Ue, nel testo adottato dal Consiglio, al posto dell’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050, si chiede di “garantire una transizione verso una Unione europea climaticamente neutrale in linea con gli accordi di Parigi“. La data viene relegata in una nota al testo, in cui si afferma che per la maggior parte dei Paesi l’obiettivo deve essere raggiunto entro il 2050.

Gli attivisti di Greenpeace erano entrati in azione nella notte tra il 19 e il 20 giugno proiettando sulla sede della Commissione europea a Bruxelles un’immagine del pianeta raffigurato come una bomba in procinto di esplodere, a simboleggiare la crisi climatica che i leader Ue sono chiamati a disinnescare con le proprie azioni. In una nota hanno scritto: “Le parole vuote non possono ricostruire una casa distrutta da una frana o ripagare un contadino che ha perso il raccolto per la siccità. Merkel e Macron non sono riusciti a convincere la Polonia e gli altri Paesi. Con le persone in strada che chiedono azioni e con gli avvertimenti degli scienziati che affermano che la finestra di azione si sta chiudendo velocemente, i nostri governi avevano la possibilità di portare l’Europa avanti su un percorso rapido verso la completa decarbonizzazione. L’hanno fatta esplodere”.

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