Tre attentati kamikaze in poche ore hanno causato 30 morti e 42 feriti nell’area di Konduga, nel nord-est della Nigeria. Nella zona è attivo il gruppo terroristico islamico Boko Haram. Diversi testimoni oculari hanno detto che i luoghi colpiti dai terroristi erano frequentati dai giovani della zona. Il sito Daily Trust ha scritto che l’attacco è stato compiuto da “due donne e un uomo” che si sono fatti esplodere usando ordigni rudimentali fuori da un locale in cui la comunità guarda insieme la televisione. Il sito cita come fonte “una guardia giurata” che ha preferito restare anonima. L’ordigno di una quarta terrorista si è inceppato e la donna è stata catturata dai presenti e poi consegnata alla polizia. Finora nessun gruppo ha rivendicato ufficialmente l’azione, anche se le autorità sospettano di Boko Haram.

La leader politica locale, Hajiya Fatima, che si trova nel vicino ospedale, ha detto che non ci sono abbastanza medici e infermieri per curare i feriti e che la “gente sta morendo”. In questi mesi i militanti hanno intensificato gli attentati e i raid contro i villaggi. Tra il 16 giugno e il 17 giugno più di 100 persone sono state uccise nel nord della Nigeria. I gruppi armati hanno preso di mira i villaggi di Kalhu, Tsage e Geeri, saccheggiando poi le case e gli allevamenti. La polizia, per ora, ha arrestato quattro persone coinvolte nei raid.

Da diverso tempo, la Nigeria sta affrontando la minaccia del terrorismo islamico, ormai diffusa a livello regionale anche in Burkina Faso, Mali, Mauritania, Ciad e Niger. Nell’ultimo decennio, si contano centinaia di attacchi. Ma si parla anche di rapimenti, attacchi con esplosivo, uccisioni mirate e assalti contro stazioni della polizia e posti di blocco. Gli attacchi di Boko Haram, in particolare, hanno causato dal 2009 almeno 27mila morti e 1,8 milioni di sfollati. L’organizzazione, il cui nome significa “l’istruzione occidentale è proibita”, vuole imporre al Paese la legge islamica ed è famosa per diversi rapimenti di donne nelle scuole. Nel febbraio 2018, ha rapito più di cento studentesse nigeriane, liberandone poi una parte alcuni mesi dopo.

In verde, il picco di vittime causate da Boko Haram in Africa

Il Centro africano di studi strategici ha segnalato un aumento, negli ultimi 8 anni, del 310 per cento degli eventi violenti legati ai gruppi islamici militanti in Africa. Il numero delle vittime è cresciuto del 288%, passando da circa 2.600 nel 2010 a più di 10.300 nel 2017. Un dato punteggiato da un picco di vittime associate proprio a Boko Haram tra 2014 e 2015. È cresciuto anche il numero dei paesi africani in cui sono attivi gruppi islamici: oggi sono dodici (Algeria, Burkina Faso, Camerun, Camerun, Ciad, Egitto, Kenya, Kenya, Libia, Mali, Niger, Nigeria, Somalia e Tunisia). Nel 2010 erano solo cinque (Algeria, Mali, Niger, Nigeria e Somalia).

Intanto, i gruppi attivi si sono moltiplicati. Nel 2010, nel continente sono stati riconosciuti cinque gruppi militanti islamisti riconosciuti: al-Qaeda (in Egitto e Libia), al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM), al Shabaab, Hizbul Islam e Boko Haram. Alla fine del 2017, il numero era superiore a venti. Nonostante la frammentazione del numero di gruppi, l’attività militante islamista si è concentrata in cinque regioni principali: Mali, il bacino del lago Ciad, la Somalia, il Maghreb e la penisola del Sinai.

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