Non è nemmeno troppo caro: 31mila euro a notte. Ci sono alberghi a cinque stelle plus che costano di più. Il prezzo comprende alloggio (10.100 euro al giorno), supporto logistico, ovvero cibo, aria, acqua, assistenza medica, uso della toilette, gestione rifiuti e scarti (20mila euro al giorno). L’energia si paga a parte, però costa “solo” 37 euro al kilowattora.

Benvenuti all’Hotel Iss. Lo trovate sopra la vostra testa, più o meno a 400 km di altezza. In orbita. Nello spazio. A differenza degli alberghi terrestri non sta fermo, ma si muove alla velocità di 7,66 km al secondo, 27.576 chilometri all’ora. Non male per un oggetto lungo 108,5 metri e lungo 72,8. Più o meno le dimensioni di un campo di calcio. Ci sono volute 40 missioni spaziali per assemblarlo. Un progetto iniziato nel 1988. Operativo dal 2011.

Arrivarci costicchia. A Dennis Tito, fra i primi ricchi privati a esserci andato, otto giorni di permanenza – viaggio compreso – sono costati 20 milioni di dollari, 18 milioni di euro, ovvero 2 milioni e 250mila euro al giorno. Dennis è stato ospite pagante della sezione russa dell’Iss, la International Space Station. La settimana scorsa la Nasa ha annunciato di consentire, a partire dal 2020, ad astronauti privati (si diventa astronauti se si superano i 100 km di quota), ovviamente utilizzando vettori statunitensi, di visitare la stazione spaziale, e alle aziende interessate di svolgere attività a fine di lucro. Chi lo desidera può soggiornarci fino ad un massimo di 30 giorni, girare spot pubblicitari, produrre oggetti, testare prodotti. In modo limitato. Attività commerciali solo per 90 ore all’anno. Solo 175 kg di materiali possono essere trasferiti, sempre nei 12 mesi. Notizia per molti aspetti attesa.

L’Iss costa alla Nasa fra i 3 e i 4 miliardi di dollari all’anno. In tempi di vacche magre non è il caso di andare troppo per il sottile. Esistono privati e aziende interessate? Risposta affermativa. Hanno soldi? Altra risposta affermativa. Quindi, si proceda con il bieco commercio. Anche perché, come tutte le cose, l’Iss ha una vita limitata al 2028. Meglio darsi da fare fino a che si può. Non solo. Il turismo spaziale è in fase di rapida espansione. Boeing e Space X, per non parlare di Virgin Galactic, stanno completando i voli di collaudo e certificazione dei loro vettori per viaggi sub-orbitali. Per definizione un volo suborbitale si ha quando il vettore raggiunge lo spazio esterno con una traiettoria tale da non percorrere un’orbita completa prima di iniziare il rientro nell’atmosfera. Chi desidera vivere tale esperienza deve sborsare 250mila dollari per un viaggio che non dura un’ora. Prendete nota che per i prossimi due anni Virgin Galactic ha esaurito i posti disponibili (andate sul sito: c’è una immagine dallo spazio dell’Italia di notte che commuove. Ma non ditelo ai terrapiattisti). Il viaggio inaugurale di Spaceship Two è previsto per quest’anno. A bordo è quasi certa la presenza di Sir Richard Branson, fondatore e proprietario del gruppo Virgin.

Lo scopo dichiarato del turismo spaziale è la democratizzazione dello spazio, le possibili economie di scala, le ulteriori collaborazioni internazionali – siamo più bravi a metterci d’accordo nello spazio che non sulla Terra – e lo sviluppo da parte del settore privato di nuove tecnologie che comporteranno modifiche strutturali, che influenzeranno tanto gli sviluppi commerciali quanto le nostre vite. Attualmente mettere in orbita un satellite con un vettore tradizionale, senza contare le polizze assicurative, costa sui 12 milioni di dollari. Dovrebbe scendere intorno ai 200mila dollari. Per non parlare della ricaduta sui voli commerciali terrestri con la possibilità di andare da Roma a Pechino o da Londra a San Francisco (più o meno la stessa distanza: 8120 km la prima tratta e 8345 km la seconda) in un’ora, inquinando molto meno, visto che più di metà volo lo si farebbe planando.

Ho i soldi: posso andare nello spazio? Non proprio. Occorre essere sufficientemente in salute. Una visita medica che attesti una sana e robusta costituzione fisica sarà indispensabile. Più o meno quanto richiesto per andare sott’acqua, o correre una maratona, cui occorre aggiungere una valutazione di quanto si sia soggetti a mal di spazio (perversa combinazione di mal di mare, mal d’aria e mal d’auto), claustrofobici, ansiosi, capaci di sopportare rumori elevati e accelerazioni importanti. Un certo rischio è presente perché la casistica medica è alquanto limitata. In totale sono circa 600 le persone ad essere andate in orbita, ma solo sette paganti, quindi non professionisti; però è anche vero che sono più di 15mila le persone che hanno avuto esperienza di gravità zero. Stephen Hawking compreso, e aveva problemi di salute.

Ultima osservazione. Il presidente Donald Trump, a seguito dell’annuncio delle nuove politiche della Nasa, incapace di controllare la sua mania compulsiva ossessiva, ha pubblicato il seguente messaggino: “Con tutti i soldi che stiamo spendendo, la Nasa non dovrebbe parlare di andare sulla Luna. Lo abbiamo fatto 50 anni fa. Dovrebbe concentrarsi su cose più importanti, incluse Marte (di cui la Luna fa parte), Difesa e Scienza”.


Tutti a sfotterlo. Sommerso da sarcastici inviti a ripassare l’astronomia. Povero Trump. Obbligato a essere più che sintetico, visti i pochi caratteri disponibili su Twitter, non ha potuto spiegare che nel prossimo decennio è prevista l’operatività di Deep Space Gateway (cancello per lo spazio profondo), piattaforma orbitale lunare che verrà utilizzata come stazione di transito e comunicazioni sia per la prevista base lunare permanente, sia per le prossime missioni: destinazione Marte. La Luna permette di testare e mettere a punto nuovi strumenti, tecnologie ed equipaggiamenti che possono essere utilizzati su Marte: moduli abitativi, sistemi vitali di supporto, di comunicazione, auto-sostenibili. Gateway consentirà agli astronauti lunghe permanenze nello spazio e osservarne le conseguenze. Abbiamo tutto da imparare. Solo tre persone sono rimaste nello spazio più di 200 giorni consecutivi. La quarta sarà Christina Koch, il cui rientro è previsto nel febbraio 2020, dopo 335 giorni.

Dunque Luna e Marte sono effettivamente interconnesse, o meglio le loro esplorazioni lo sono. Se poi Donald, che comunque è un danno, scrivesse di meno, pensasse e utilizzasse qualche parola in più, possibilmente corretta, forse riuscirebbe a ridurlo. Il danno. Forse.