I post di Matteo Salvini su Facebook, a fine maggio. Le fonti del Viminale, il 5 giugno, che annunciavano che il ministero dell’Interno impugnerà le sentenze di quei giudici “fan dell’accoglienza”, come li aveva chiamati il vicepremier leghista sui social. E sotto i suoi post, centinaia di commenti contro il magistrato fiorentino Luciana Breggia. Che hanno spinto la presidente della Corte di Appello di Firenze, Margherita Cassano, a rispondere agli attacchi: “Ritengo doveroso, quale presidente della Corte di Appello, intervenire in ordine al linciaggio morale cui è ingiustamente sottoposta la dottoressa Luciana Breggia, esposta per i gravi attacchi subiti a pericolo per la sua incolumità, attesa la risonanza mediatica e l’effetto moltiplicatore della galassia dei social”.

Un messaggio duro contro Salvini che più volte ha puntato il dito contro il magistrato e due suoi colleghi, uno di Bologna e un altro sempre di Firenze, per le sentenze sulle “zone rosse” e l’iscrizione anagrafica di alcuni cittadini stranieri. Fonti del Viminale avevano fatto sapere che si sta valutando anche di rivolgersi all’Avvocatura dello Stato per chiedere se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi “per posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza”. L’accusa ai magistrati è quella di aver espresso pubblicamente “idee o attraverso rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri”. 

Già mercoledì l’Associazione nazionale magistrati in un documento esprimeva “sconcerto” in particolare per gli attacchi rivolti a Breggia e chiede “che il Consiglio superiore della magistratura effettui tutti i passi necessari a tutela della collega e a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della giurisdizione”. Breggia ha emesso la sentenza che ha escluso il Viminale dal giudizio sull’iscrizione anagrafica di un migrante. “Invito questo giudice a candidarsi alle prossime elezioni per cambiare le leggi che non condivide”, ha detto di lei il ministro Salvini il 30 maggio scorso. “È inaccettabile che la critica non sia rivolta al merito del provvedimento ma alle supposte opinioni del giudice”, afferma l’Anm, che evidenzia come un post pubblicato dal ministro sulla vicenda “è stato seguito da commenti contenenti insulti e minacce, che non risultano essere stati rimossi”. Lo stesso al quale oggi si riferisce la presidente della Corte di Appello di Firenze parlando di “linciaggio morale ingiusto” e “pericolo per la sua incolumità” a causa dei “gravi attacchi” subiti. 

Le fonti del Viminale contestano la giudice perché “in alcuni dibattiti pubblici ha chiarito la sua idea di immigrazione censurando l’uso della parola ‘clandestini’ e ha partecipato alla presentazione del libro dell’avvocato dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) Maurizio Veglio”. Dal ministero evidenziano come proprio un altro avvocato dell’Asgi, Noris Morandi, abbia assistito il cittadino straniero che ha ottenuto l’iscrizione all’anagrafe. Il magistrato viene attaccato anche perché coordinatrice della Onlus ‘Rete per l’ospitalità nel mondo’ e perché ha partecipato alla presentazione di un libro a cui c’erano anche il portavoce della ong Mediterranea.

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