Per restare invece sul concreto, fra i possibili spasimanti di FCA figurano pure importanti colossi asiatici, a cominciare dai coreani del gruppo Hyundai (che detiene pure i marchi Kia e Genesis): nel corso degli anni la multinazionale di Soul è cresciuta esponenzialmente, sia per quanto riguarda il giro d’affari – nel 2018 è stato il costruttore con i migliori progressi fra i grandi gruppi dell’automotive, con 7,5 milioni di veicoli consegnati, in ascesa del 3,2% – sia per quel che concerne l’immagine dei propri brand sul mercato.

Anche sotto il profilo tecnologico, Hyundai è uno dei pochi giganti del settore a portare avanti contemporaneamente lo sviluppo dell’ibrido – incluso quello “plug-in”, ricaricabile alla spina – dell’auto elettrica a batterie e dei veicoli a emissioni zero alimentati a idrogeno mediante pile a combustibile.

All’inizio dell’anno Hyundai ha annunciato l’arrivo di 44 modelli “elettrificati” (cioè elettrici o ibridi) e il target commerciale di venderne 1,67 milioni di unità all’anno entro il 2025. L’azienda è inoltre impegnata nel piano “Fcev Vision 2030”, con cui punta a massimizzare la diffusione dei veicoli a idrogeno, anche attraverso la vendita del proprio know-how sulle pile a combustibile: l’obiettivo è di produrre almeno 500 mila sistemi di alimentazione a idrogeno per automobili entro il 2030 quando, secondo le stime del costruttore, la domanda annuale dei veicoli a idrogeno avrà toccato quota 2 milioni di unità.

Logico dunque che un partner del genere possa essere interessato, e a sua volta interessare. Non disdegnerebbe una testa di ponte in Europa, insieme ad una sorta di ulteriore “accreditamento” nel vecchio continente, ricambiando con la concessione delle suddette piattaforme elettrificate. Tra le controindicazioni c’è invece la vocazione coreana a fare tabula rasa e voler comandare, nonché l’attitudine a portare le contrattazioni al limite, tirando sul prezzo nel tentativo di spuntare le condizioni migliori. Ma questo è pure il motivo per il quale il fattore tempo potrebbe giocare a loro vantaggio.

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Fca, e adesso che succede? Dai francesi ai coreani, fino ai cinesi: ecco i possibili scenari per il futuro dell’azienda

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