Da tener presente, come outsider, anche il gruppo Geely, fra i principali produttori privati di auto della Repubblica Popolare Cinese: le mosse strategiche del suo fondatore, Li Shufu, hanno catapultato l’azienda ai vertici dell’industria mondiale, sia per il valore intrinseco dei marchi posseduti, sia per quello tecnologico e commerciale degli stessi. Le “compere” di Li Shufu sono iniziate nel marzo 2010 con l’acquisizione di Volvo (completata ad agosto dello stesso anno), che apparteneva a Ford. Da quella data il brand scandinavo è stato brillantemente rilanciato, tanto che nel 2018 ha infranto il suo quinto record commerciale consecutivo: 642 mila veicoli venduti in tutto il mondo (+12,4% sul 2017). Un altro colpaccio Li Shufu lo ha portato a termine a febbraio 2018, diventando il maggior azionista di Daimler, rastrellandone le azioni per 7,5 miliardi di euro e garantendosi il 9,7% dell’azionariato: il target, sostengono gli analisti, era di mettere le mani sul know-how di Mercedes-Benz (di proprietà Daimler) in tema di auto elettriche e guida autonoma.

Nel 2017 è finita nella rete cinese pure Lotus: Geely ne controlla il 51% ed è pronta a rilanciarla con nuove sportive ed un suv, col target di portare le vendite dalle 1.630 unità del 2017 alle 10 mila previste per gli anni a venire. Il gigante asiatico ha poi presentato Link&Co, brand generalista pronto al lancio europeo di un suv ibrido plug-in progettato e disegnato in Svezia: sfrutta la piattaforma costruttiva della Volvo XC40. L’ultimo affare il gruppo di Hangzhou lo ha firmato un paio di mesi fa, acquisendo il 50% di Smart: quella del futuro sarà ingegnerizzata e costruita in Cina mentre a Daimler, l’altro proprietario, resterà la responsabilità di curarne il design. Qualora mister Shufu decidesse l’affondo su Fca, non gli farebbero certo difetto i mezzi economici. Tutta da verificare invece, ed è un eufemismo, la disponibilità di un presidente come “The Donald” a concedere ai cinesi marchi squisitamente yankee come Jeep e Ram.

Fca, e adesso che succede? Dai francesi ai coreani, fino ai cinesi: ecco i possibili scenari per il futuro dell’azienda

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