Scontro al calor bianco a “La Zanzara” (Radio24) tra uno dei conduttori, David Parenzo, e Gabriele Leccisi, l’avvocato milanese condannato dalla Cassazione a un mese e dieci giorni di reclusione con pena sospesa, per aver fatto il saluto romano in consiglio comunale a Milano nel 2013.

Leccisi, figlio di Domenico, deputato missino e ‘fedelissimo’ del duce che nel 1946 trafugò la salma di Benito Mussolini dal cimitero milanese di Maiocco, puntualizza: “Questa condanna la davo per scontata. In quell’occasione ero semplicemente un ospite che era stato discriminato da una consigliera. Siccome questa persona aveva detto che la presenza dei fascisti le dava molto fastidio, io le ho risposto: “Sì, siam qua e ne siamo fieri”. E, stando seduto, ho alzato la mano per indicare semplicemente la mia presenza, ma non era il saluto romano. Il saluto romano si fa in piedi“.

E aggiunge: “Io sono orgogliosissimo di essere fascista e non ho nulla di cui pentirmi per la condanna. Anzi, la porto con orgoglio. Rivendico di essere fascista e non mi dispiace affatto di essere stato condannato per aver fatto il saluto romano secondo i giudici. Della condanna non me ne frega niente, io non mi identifico con questo regime. Per noi il saluto romano è come il segno della croce per i cristiani. Ci teniamo moltissimo al saluto romano, specie in questo mondo che è uno schifo, in un mondo dove i valori sono sovvertiti. Ovviamente non possiamo fare l’esaltazione di reati, perché, finché c’è questa legge, è così”.

“E lei ha commesso un reato – ribatte Parenzo – perché proclamarsi fascista è reato”.
“No, non è reato”, risponde Leccisi.
“Lei ha fatto il saluto romano in pubblico ed è un reato – ribadisce il giornalista – può farlo a casa sua, nel gabinetto, che è l’unico posto adatto dove potrebbe farlo“.
“Sarebbe opportuno che anche i “compagni” facessero la stessa cosa”, obietta l’avvocato.
“Non c’entra niente – controbatte Parenzo – il pugno chiuso non è sinonimo di dittatura in Italia. I comunisti hanno liberato l’Italia cacciando a calci nel sedere i fascisti”.
Benito Mussolini è stato uno statista di altissimo livello“, continua Leccisi.
Un criminale assassino, certo“, ripete a più riprese Parenzo.
“Questo lo dice lei. Mussolini non è stato per niente un criminale – risponde l’avvocato – Ha solo avuto la disgrazia di perdere la guerra“.

“Se Mussolini avesse vinto la guerra, ora saremmo sotto una dittatura”, osserva Giuseppe Cruciani.
“No, non è vero – afferma Leccisi – il fascismo si sarebbe democratizzato. Hitler? Non lo ammiro affatto, di lui non m’importa proprio niente. Penso che Hitler per il suo popolo avrà fatto qualcosa di buono“.
Sì, suicidarsi“, commenta Parenzo.
“Non è che mi interessi Hitler, a me interessa Mussolini – prosegue Leccisi – Come definisco i partigiani? Traditori della patria. Hanno tradito la nazione mettendosi al servizio dei nemici, cioè degli “alleati”, che appunto erano nemici dell’Italia. Chi voto oggi? Io non voto, ma se proprio dovessi farlo, forse darei la mia preferenza a Casapound. Ma non vado a votare perché non me ne frega niente. Democrazia? Ma quale democrazia, non esiste assolutamente in Italia. C’è l’anarchia, c’è l’arbitrio, ma non la democrazia, che è una cosa seria. Ci sono parecchi italiani che guardano con simpatia a quello che fu il fascismo, quello della Repubblica Sociale“.

Esplode la bagarre e Parenzo non ci sta: “E allora arrestiamoli tutti questi. Non si può essere democratici con gli antidemocratici. Basta con questa storia. La democrazia si deve difendere e proteggere. La pacchia è finita”.
Leccisi osserva: “Se oggi ci fosse il duce, il fascismo si sarebbe democratizzato e probabilmente sarebbe stato messo fuori legge il partito comunista. Anzi, senz’altro. Mussolini ne ha fatte tante di belle cose, andando nelle città avete la possibilità di verificarle”.

Io credo che avrebbero dovuto condannarla a pulire le lapidi dei partigiani in tutta Italia” – ribatte, urlando senza controllo, Parenzo – “Deve pulirle coi suoi lerci vestiti di fascista. Lei è una vergogna nazionale! E deve anche andare a pulire il culo dei partigiani ancora vivi! Strada per strada, casa per casa!
“Ma ci vada lei coi suoi lacchè” – risponde Leccisi – “Chi se ne frega dei partigiani. Lei è solo fazioso. Non vi vergognate dopo 74 anni di fare ancora sceneggiate? Siete ancora pieni di livore perché noi esistiamo! Noi ci siamo e prima o poi farete i conti con noi!“.
“Ma vaffa…” – risponde Parenzo – “Vada via, fascista. Si vergogni e vada a pulire le lapidi dei partigiani, schifoso!”.
Sì, sono fascista! E me ne vanto! Si vergogni lei, buffone! Verme, verme, verme!”, controbatte, adirato, Leccisi, che interrompe la comunicazione telefonica.

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