La Giornata mondiale delle api con la produzione di miele praticamente azzerata. Una beffa per l’Italia, da Nord a Sud, dovuta alla siccità del mese di marzo 2019 e al clima instabile di aprile e maggio, con vento, pioggia e sbalzi termici, che non ha consentito alle api neanche di trovare nettare sufficiente da portare nell’alveare. Nel frattempo, aumentano le importazioni di miele dall’estero. Così, il 20 maggio, gli insetti impollinatori hanno ben poco da festeggiare. A lanciare l’allarme sugli effetti del maltempo è la Coldiretti: “La pazza primavera ha creato gravi problemi agli alveari con il maltempo che ha compromesso molte fioriture e le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare”. Il poco miele che sono riuscite a produrre, lo mangiano per sopravvivere. La sofferenza delle api, dunque, è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura. E che rischiano di vanificare anche le misure introdotte della legge di Bilancio proprio per rafforzare l’apicoltura in Italia, come l’autorizzazione di una spesa di un milione di euro sia per il 2019 che per il 2020 per la realizzazione di progetti per il sostegno della produzione apistica.

GLI EFFETTI DEL MALTEMPO – “La pioggia no stop compromette il duro lavoro delle api – continua la Coldiretti – ed ora serve un rapido cambiamento del tempo per salvare gli alveari”. Non si tratta solo della produzione del miele, poiché sono tantissimi i prodotti che dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Tra questi mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza. “Ma le api sono utili anche per la produzione di carne – spiega Coldiretti – grazie all’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento”. Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api.

LA PRODUZIONE AZZERATA – Lo scorso anno la produzione nazionale finale è stata di 22mila tonnellate (per un valore di oltre 141 milioni di euro), grazie soprattutto al Centro e al Nord Italia “dove gli apicoltori hanno potuto tirare un sospiro di sollievo dopo molte annate negative, mentre al Sud – racconta Coldiretti – l’andamento climatico ha pregiudicato i raccolti per tutto l’anno a partire dal miele di agrumi le cui rese sono state molto scarse, soprattutto in Sicilia”. In Italia esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di ‘pascolo’ delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. “Nelle campagne italiane – spiega l’associazione – ci sono 1,2 milioni gli alveari curati da 45mila apicoltori tra hobbisti e professionali con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro per l’attività di impollinazione alle coltivazioni”.

IL MIELE DALL’ESTERO – Rilevanti sono le importazioni dall’estero che nel 2018 sono risultate pari a 27,8 milioni di chili in aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero in Italia arriva da due soli paesi: l’Ungheria con oltre 11,3 milioni di chili e la Cina con 2,5 di chili ai vertici per l’insicurezza alimentare. “Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità – consiglia il presidente Ettore Prandini – occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica”.

DE CASTRO: “CREARE UN PIANO SETTORIALE SUL MIELE – In queste ore l’ex ministro Paolo De Castro, vicepresidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo, ha inviato una lettera agli apicoltori italiani, nella quale sostiene che “il nuovo Parlamento europeo sarà l’occasione per dare vita ad un piano settoriale sul miele: un’organizzazione comune di mercato del miele che sia ancora più forte, al pari di quelle già esistenti per ortofrutta e vino”. Dopo il divieto di utilizzo di tre agrofarmaci neonicotinoidi, responsabili dell’aumento del tasso di mortalità degli insetti impollinatori e la possibilità di considerare i terreni lasciati a riposo con piante mellifere ricche di polline e nettare come ‘aree ad interesse ecologico’ necessarie per adempiere agli obblighi della Politica agricola comune, l’obiettivo è quello di “ottenere maggiori investimenti sia per la protezione della salute delle api che per il sostegno agli apicoltori, anche nella lotta contro l’adulterazione del miele”.

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