Un detenuto è evaso dal carcere di Cosenza nella mattinata del 19 maggio. Il 20enne cittadino del Mali era arrivato nell’istituto penitenziario di Cosenza proprio domenica. L’uomo ha compiuto 20 anni il primo gennaio scorso ed era in carcere per rissa e lesioni gravi. Secondo quanto si è appreso, l’accusa sarebbe relativa ad un ferimento avvenuto durante una rissa tra migranti in un centro di accoglienza nell’Irpinia, tra la Campania e la Basilicata. “E proprio questa circostanza – spiegavano le forza di polizia –  induce ad un cauto ottimismo gli investigatori. Coulibally, infatti, non conosce la città e non ha appoggi non essendoci mai stato”. In serata, l’arresto: grazie alla segnalazione di un cittadino che lo aveva visto, i carabinieri lo hanno individuato nei pressi di un canneto vicino al fiume Crati dove si era nascosto da stamattina. Poi è stato riaccompagnato in carcere.

“Le carceri vivono un sovraffollamento cronico”
“L’evasione del nordafricano la dice lunga sulle condizioni di emergenza nelle carceri – ha detto all’Adnkronos Gennarino De Fazio Segretario Nazionale Uilpa Polizia Penitenziaria – e su un governo che non affronta questa emergenza”. “Le carceri vivono un sovraffollamento cronico con un organico di agenti penitenziari insufficiente e con aggressioni di agenti quotidiane e disordini. E lo Stato non interviene di fronte a questa situazione di estrema emergenza, anzi introduce misure più rigide che le strutture non sono in grado di reggere”, conclude De Fazio.

“Nell’intero 2018 quattro evasioni da istituti penitenziari”
Invece Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe, ha evidenziato che “nell’intero anno 2018 si sono verificate in Italia 4 evasioni da istituti penitenziari, 52 da permessi premio, 14 da lavoro all’esterno, 21 da semilibertà e 40 mancati rientri da licenze”. “La cosa grave – continua Capece – è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”. “É sintomatico – conclude Capece – che negli ultimi dieci anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane passati oggi ad essere oltre 20mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia. Ed è grave che il Ministero della Giustizia non sia in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza”.