Governo M5s-Lega? E’ una sciagura che purtroppo ci è capitata. Ce la dobbiamo tenere. C’era la peste di Atene nel “De rerum natura” di Lucrezio, c’era l’arca di Noè col diluvio universale, noi abbiamo questo governo. Ognuno ha le sue disgrazie. Speriamo che passi presto e che il sereno su questo Paese possa tornare”. Sono le parole del deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, ospite de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus.

Il giurista commenta, in primis, le continue querelle tra i due vicepresidenti del Consiglio: “Di Maio e Salvini un po’ ci stanno e un po’ ci fanno. Su questi litigi si consuma tutta l’attenzione dei media. E’ una abile mossa politica sul piano della comunicazione, ma intanto abbiamo le opere pubbliche bloccate o il fake del Palazzo di Giustizia di Bari. Ieri è venuto a Bari Bonafede e pareva San Nicola che annunciava: “Io ho fatto i miracoli”. Ma miracoli de che? Parliamo di una zona che per essere utile richiede 10 anni di lavori. Io sorrido e dico che in campagna elettorale si può anche vendere la mela di Biancaneve dicendo che non è stregata”.

Sisto aggiunge: “La nostra non è una opposizione a prescindere contro i colori, ma contro i contenuti. L’altro giorno in Aula i parlamentari della Lega si sono alzati in piedi e hanno applaudito il mio durissimo intervento sui temi della giustizia, riguardo ai quali ho invocato il ritorno a un necessario garantismo costituzionale, contro la linea dei 5 Stelle. Non si vive di giustizia o di comunicazioni sui tagli dei parlamentari. Qui stiamo andando verso il patatrac economico. Io non ce l’ho affatto con la magistratura. Ma – continua – quando la politica si appiattisce sulle proposte della Procura, fino a renderle capaci di decimare un governo, la colpa è soltanto nostra. Dobbiamo aver chiaro che l’avviso di garanzia non è una sentenza”.
E rincara: “Tra M5S e magistratura ci può essere una corrispondenza di amorosi sensi, c’è indubbiamente una sinergia culturale, ci sono state in Sicilia, in Calabria, a Milano delle iniziative tutti insieme appassionatamente che hanno attaccato violentemente la politica, con una cultura che i 5 Stelle certamente sponsorizzano. Questo è un guaio vero, perché se la politica diventa Procura, c’è il rischio che la Procura diventi politica”.

Il deputato si pronuncia poi sulla legge relativa al voto di scambio, in merito alla quale Pd e Forza Italia hanno votato contro: “Noi siamo stati notoriamente il partito che nei governi Berlusconi ha combattuto di più la mafia, e non coi tweet o a parole, ma coi numeri. Quello che abbiamo fatto è sotto gli occhi di tutti e quindi nulla da dire sulla fede antimafia di Forza Italia. Mi sembra che dall’altra parte non mi sembra che ci sia da invocare la stessa capacità persuasiva. Certo, col M5s arriveremo a scrivere le norme penali coi tweet. Questo ci manca. Quella norma è palesemente e clamorosamente incostituzionale. I 5 Stelle scomodano Falcone e Borsellino a ogni piè sospinto per suscitare quella emotività che impedisce la razionalità, perché questo è il trucco del M5s: pancia per non ragionare”.

Il parlamentare spiega: “In realtà, la norma sul voto di scambio già c’era ed era stata modificata nel 2014 in modo abbastanza efficace. Questa volta hanno esteso la condotta agli intermediari, cioè uno può dire che il consigliere regionale Tizio ha avuto un contatto con un soggetto appartenente a un’associazione mafiosa. Il punto è che non si capisce cosa significhi “appartenenza a un’associazione mafiosa”, ovvero se la persona è stata condannata definitivamente o parzialmente oppure ha avuto una misura di prevenzione o una indagine in corso. E’ tutto indeterminato, quindi è una norma pazzescamente aperta, che apre la via a una delazione straordinaria per eliminare l’avversario politico. Sono molto preoccupato – continua – perché innestiamo nel sistema penale delle norme-spot che intaccano la struttura del sistema stesso. E’ come inoculare un virus in un sistema informatico che può paralizzare il sistema. Se i 5 Stelle, con il concorso omissivo della Lega, pensano di andare avanti in questo modo, legiferando in materia penale senza un minimo di capacità e di competenza, è un patatrac costituzionale. In materia di diritto penale non si scherza. La Consulta ovviamente dovrà intervenire a piedi uniti, sarà un fallo da espulsione per questa norma. Diceva il mio maestro che il sistema penale è il segnale della civiltà di un Paese”.

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