Tutte le volte che ascolto o leggo: “La famiglia dovrebbe educare i figli a…” mi viene lo sconforto sociale. Mi spiego. La famiglia dovrebbe arginare l’uso di smartphone e succedanei, educare al rispetto dell’ambiente, educare al rispetto delle diversità, educare al mangiare sano, educare ai valori, etc etc.

Ma la questione è: la famiglia dovrebbe fare tutto questo perché tutto il mondo fuori, ovvero tutto quello che è mosso da mercati e mercanti avidi e dissennati, possa continuare a disseminare e spingere all’uso massiccio degli smartphone, al consumo scriteriato e illimitato di inutili oggetti in plastica e altro inquinante, all’emarginazione e ghettizzazione di esemplari umani definiti “sfigati”, alla produzione e consumo massicci di cibo spazzatura e così via?

La famiglia e gli individui soli contro la spinta all’abuso e alla dipendenza consumistica di qualunque merce, oggetto, fenomeno, dovrebbero sviluppare sensibilità umane e ambientali. Impossibile o faticosissimo. Il problema non è che la frutta cellofanata, la lampadina inquinante, l’automobile diesel, i vestiti e gli oggetti di plastica puzzolente non li si deve comprare, è che non dovrebbero essere prodotti e messi in vendita, spesso addirittura ad un prezzo più conveniente.

Allora mettiamola così, le famiglie, devono fare tutto questo e molto altro, come hanno cercato di fare da sempre, mentre la politica deve occuparsi di mettere un ordine e un freno alla volontà ottusa di divorare il pianeta.

La famiglia, in quanto istituzione educativa, può svolgere il suo compito in armonia con le altre istituzioni educative della società in cui è inserita, non contro o a prescindere da questa.

Certo il mercato non è un’istituzione educativa e civile. Il mercato ha ragioni e scopi che non corrispondono a quelli delle famiglie, degli individui e delle istituzioni politiche. A meno di non considerare che il mercato ha il mio stesso interesse quando io ho sete e trovo una bottiglietta d’acqua da mezzo litro sullo scaffale.

La domanda e l’offerta si incontrano, ma hanno ragioni diverse.

Allora finché io troverò le bottigliette di plastica, le macchine diesel, le lampadine inquinanti e ogni altra merce spazzatura, saprò che non c’è corrispondenza di ragioni tra consumatori consumati e mercanti avidi. Alla famiglia e agli individui rimangono la domanda di sfamarsi, bere, muoversi, sentirmi appartenente al proprio sociale momento storico, mentre ai mercanti rimane la loro avidità senza speranza alcuna di colmarla.

Datevi un limite!

@GiuCinque