Mentre le politiche sull’immigrazione in Italia sembrano continuare a seguire logiche emergenziali, le seconde generazioni, i figli e le figlie degli immigrati in Italia, si organizzano e si propongono come ‘soggetto’ e non mero ‘oggetto’ dei processi istituzionali che incidono sui percorsi di inclusione. “Più che ‘seconde generazioni’ preferiamo definirci ‘generazione ponte’, ‘nuovi profili’ culturali, non riducibili alla cultura di provenienza dei propri genitori e neanche esclusivamente a quella di adozione – spiega Simohamed Kaabour, presidente del CoNNGI (Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane) – per questo abbiamo deciso di condividere un manifesto programmatico che raccolga le buone pratiche di inclusione dei nuovi cittadini italiani che abbiamo vissuto sulla nostra pelle o sperimentato in diverse parti d’Italia”.
Una ricerca della migliore convivialità delle differenze possibile, quella portata avanti in questi giorni in occasione della terza edizione del seminario nazionale Protagonisti, le nuove generazioni si raccontano, che si gioca principalmente sul campo della scuola, del lavoro, della cultura e della cittadinanza attiva.
“Non ci rassegniamo all’abbrutimento del dibattito elettorale e della propaganda, ma mettiamo in connessione tra loro i percorsi di inclusione e interazione efficaci”.
Il CoNNGI raccoglie un insieme di associazioni radicate su tutto il territorio nazionale, e propone il suo Manifesto delle Nuove Generazioni Italiane (una sorta di ‘libretto di istruzioni per una società interculturale’) a tutti i decisori politici, senza distinzioni di appartenenze partitiche: “Perché la costruzione di coesione sociale dovrebbe essere l’interesse primario di chiunque ricopra incarichi istituzionali”.
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