Qualcuno ti sottrae soldi e neppure te ne accorgi. Questa è la regola del risparmio gestito. Regola che vale anche per le polizze vita grazie a un particolare meccanismo finanziario, che mai spiegano i vari pretesi esperti, sedicenti consulenti e tutti gli organi d’informazione, a parte il Fatto Quotidiano.

Partiamo dalla frottola molto diffusa che vi sarebbero tante ”polizze vita che rendono più del 3%” e che “battono il mercato”. Coi tassi intorno a zero sarebbe magnifico. Peccato appunto che sia falso. Tutt’al più vi saranno gestioni assicurative che “nel 2018 hanno reso più del 3%”. Ma sono rendimenti riferiti al passato, per cui bisogna anche dire che ci sono buoni fruttiferi postali che nel 2018 hanno reso il 12% e Btp che hanno reso il 5%, ragionando sul prezzo storico di sottoscrizione. Perché tale è il criterio applicato per determinare i rendimenti delle gestioni separate assicurative. Quindi è falso che le polizze vita abbiano battuto il mercato. È vero il contrario: chi ha fatto da sé con titoli di Stato o buoni postali ha ottenuto regolarmente di più, anche se spesso non lo sa.

Ma c’è di peggio. Sui meccanismi che abbiamo visto si innesta una furbata delle compagnie, che dovrebbe essere proibita. Illudendo i risparmiatori coi rendimenti passati, collocano polizze incardinate su gestioni già esistenti. Così agenti assicurativi e venditori porta a porta incassano provvigioni, le compagnie ci guadagnano e la parte del fesso spetta ai vecchi assicurati. Le offerte civetta dei supermercati non danneggiano altri loro clienti. Quelle delle assicurazioni italiane invece sì. Infatti i loro portafogli hanno in pancia titoli redditizi valorizzati meno delle quotazioni attuali e così i nuovi clienti potrebbero partecipare per il futuro a rendimenti alti, a danno però dei vecchi clienti. Ovviamente tutto avviene di nascosto, perché le assicurazioni gareggiano con la previdenza integrativa a chi è più opaco, a chi occulta meglio ai clienti cosa fa. E la cosiddetta educazione finanziaria nasconde tutto ai risparmiatori.

Ma è anche molto dubbio che a un risparmiatore convenga davvero mettere soldi in quelle polizze. Non tanto perché le offerte sono spesso contingentate o abbinate ad altri prodotti rischiosissimi. Ma proprio perché i nuovi ingressi annacquano i portafogli delle gestioni separate, abbattendo vieppiù i rendimenti futuri.