“Grande novità! Da noi visite per il rinnovo porto d’armi di qualsiasi tipo”. È questo l’annuncio presente sulla locandina di UniService, un’agenzia di pratiche automobilistiche e di assicurazioni, in cui compare la foto di una ragazza in tenuta da cacciatore, che imbraccia un fucile. Niente di strano, se non fosse che uno dei titolari è Roberto Paccher, leghista di lungo corso, eletto nel consiglio provinciale di Trento e quindi presidente del consiglio regionale del Trentino Alto Adige. Notissimo anche per il fatto di essere un appassionato cacciatore, Paccher è amicissimo di Matteo Salvini e non passa inosservato. Adesso ancora di più, visto che sembra essere diventato il paladino dei cacciatori condannati per qualche reato che vogliono tornare in possesso del porto d’arma.

Questa mescolanza tra ruolo istituzionale e attività private, è venuta alla luce quando l’ufficio stampa del consiglio regionale ha diffuso un comunicato in cui informava che Paccher, assieme al consigliere provinciale leghista Ivano Job, aveva incontrato il questore di Trento, Giuseppe Garramone. Ma di cosa hanno discusso? Delle modalità per riassegnare il porto d’arma a chi è stato condannato. Lo ha spiegato lo stesso Paccher, che fa parte dell’associazione “Capannisti trentini”, i cacciatori che usano postazioni fisse nei boschi. “Abbiamo voluto incontrare il Questore perché abbiamo ricevuto diverse sollecitazioni dal mondo venatorio – una pratica a cui si dedicano in Trentino-Alto Adige più di tredicimila cittadini – per poter comprendere anche come sarà applicata la nuova normativa. Nel solo Trentino, si parla di circa 6-700 licenze a rischio”. Detta così, Paccher conferma un’azione di lobby, visto che con l’entrata in vigore del Testo Unico delle Leggi di Pubblica sicurezza è cambiata la normativa su rilascio o rinnovo del porto d’armi, anche per uso venatorio. Prima, anche a seguito di riabilitazione, era automatico il rifiuto di rilasciare o rinnovare il porto d’armi a uso caccia a chi fosse stato condannato a una pena detentiva per delitti non colposi. Ora, invece, la concessione deve essere valutata singolarmente.

Per questo Paccher, titolare di agenzia che si occupa di licenze per armi da fuoco, ha incontrato Garramone. Il fatto ha suscitato l’attenzione in primo luogo del giornale online “Il Dolomiti” che ha scritto un articolo di denuncia. Poi si sono agitati gli ambientalisti. “Non riesco a trovare il rilievo sociale – ha detto Osvaldo Negra del Wwf Trentino – per occuparsi con solerzia, di un gruppo di persone arrivate a una simile situazione dopo un reato. Andando in maniera molto ‘spannometrica’, la sospensione del porto d’armi per uso venatorio, in termini probabilistici, riguarda soprattutto reati come il bracconaggio. Mi aspetterei, quindi, la severità del questore nel consentire il rinnovo del porto d’armi per chi le ha usate contro la fauna”. Provocatoria la domanda della Lac, la Lega anticaccia, per bocca del delegato nazionale Francesco Mongioi, intervistato da “Il Dolomiti”. “Il signor Paccher sta agendo da presidente della Regione oppure semplicemente come referente dei cacciatori? Il rilascio delle licenze dovrebbe avere regole ancora più stringenti”.

Adesso Filippo Degasperi, consigliere provinciale del Movimento Cinquestelle, chiede ufficialmente spiegazioni con una interrogazione indirizzata allo stesso Paccher, in cui ricorda che tra i compiti istituzionali del presidente del consiglio regionale “non rientrano quelli concernenti la pubblica sicurezza, la protezione della fauna selvatica, la caccia”. Degasperi si dice molto preoccupato per il fatto che “la massima rappresentanza istituzionale dell’Autonomia regionale abbia speso il nome del Consiglio regionale in difesa e a sostegno di soggetti ‘condannati a una pena detentiva per delitti non colposi’. Se fosse confermato, sarebbe la prima volta che l’Istituzione regionale si schiera e si attiva per tutelare interessi e pretese di soggetti pregiudicati”. Per questo il consigliere Cinquestelle chiede a Paccher se l’incontro con il questore abbia avuto un carattere istituzionale e se egli “si sia fatto portavoce degli interessi di soggetti pregiudicati”. Domanda, inoltre, se l’esponente leghista abbia ancora cariche nelle associazioni di cacciatori e se egli “promuova ancora oggi la sua attività imprenditoriale facendo specifico riferimento al tema del rinnovo del porto d’armi e se ciò non possa configurare ipotesi di conflitto di interessi”.