Potremmo tranquillamente considerarlo il miglior film americano del 2018: BlackKklansman. Il ritorno di Spike Lee è stato segnato dall’omonima autobiografia di Ron Stallworth, ex-detective di Colorado Springs che lavorò per anni sotto copertura infiltrandosi nel Ku Klux Clan. Nel film lo interpreta J.D. Washington, figlio di Denzel, uno che con Lee ha già fatto più di “qualcosa d’interessante” avendo all’attivo un paio di Oscar. E vista la performance da protagonista del giovane attore, buon sangue non ha mentito. Negli stessi contenuti speciali dell’edizione home video è lo stesso produttore Jordan Peele che racconta della velocità con la quale il regista newyorkese ha accettato il film dopo aver letto il romanzo omonimo, edito in Italia da Tre60. Peele è lo stesso regista prodigio che tra il suo esordio folgorante Get Out – Scappa! e l’opera seconda destabilizzante e piena di pathos Noi sta ravvivando da un paio d’anni l’horror contemporaneo riscrivendone alcuni canoni. Tra questi la spinta sociale basata tutta su un antirazzismo estremo e anticonvenzionale che prosegue in qualche modo il suo discorso proprio attraverso questo lavoro di Spike Lee. 

Il romanzo, non stilisticamente sofisticatissimo, è considerato un importante documento sulla lotta sotterranea contro uno dei mali sociali che gli Stati Uniti non hanno mai sconfitto completamente. Dell’infiltrazione nel Kkk, nel backstage proposto dal Blu-Ray della Universal, parla tra gli altri anche Harry Belafonte. Ha interpretato Jerome Turner, celebre attivista che nel film racconta un cruento episodio avvenuto nei primi del Novecento in quell’America oscura sulla quale, silenziosamente, si basa la supremazia bianca. Un problema reale che affligge ancora il clima politico a stelle e strisce.

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