Colesterolo, ecco una parola che fa paura a tutti. Giustamente, perché quando questa molecola è in eccesso si corre il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (ictus e infarti) che possono essere letali. E purtroppo, l’ipercolesterolemia è sempre più diffusa, tanto che oggi nemmeno le donne ne sono esenti, con tutte le conseguenze che questo comporta. È quindi chiaro che si debbano prendere provvedimenti per ridurre il colesterolo ematico. Allora aboliamo i grassi saturi?

In realtà le cose non sono così semplici. Questi lipidi sono indubbiamente da limitare, ma dagli studi escono parzialmente assolti. Nella dieta ci sono invece altre sostanze più insidiose. Per esempio, i grassi insaturi trans e idrogenati, che alterano il metabolismo di alcuni lipidi, facendo salire il colesterolo (quello cattivo, ovviamente!). La ricerca scientifica ha anche valutato l’impatto degli zuccheri (dolci, bevande gassate ecc.). Per esempio, uno studio del 2010 (1), che ha seguito 6113 statunitensi per sette anni (1999-2006), ha riscontrato presso “gli adulti una correlazione statisticamente significativa tra zuccheri aggiunti e livelli di lipidi nel sangue”. Pure fette biscottate, riso, pane e pasta raffinati, tutti alimenti a rapida digestione, portano a un aumento dei grassi ematici.

Anche se tenessimo sotto controllo tutto ciò, il colesterolo non sparirebbe dal sangue. Al di là delle problematiche personali (familiarità, eccessiva sintesi epatica) che causano l’ipercolesterolemia, e che sono di stretta valutazione medica, c’è una questione cui non si sfugge: a produrre colesterolo è l’organismo stesso perché ne ha fortemente bisogno per molte funzioni vitali.

Questa molecola contribuisce infatti alla digestione e alla sintesi della vitamina D, consente la necessaria fluidità e stabilità alla membrana cellulare, concorre alla costruzione delle pareti cellulari, soprattutto delle cellule del sistema nervoso. È il precursore di importanti ormoni sessuali maschili e femminili (testosterone ed estrogeni), previene le malformazioni fetali e probabilmente favorisce la lotta contro i radicali liberi.

Certo, questo composto non è tutto uguale. Le lipoproteine di tipo Hdl, o colesterolo buono, lavorano per ripulire le arterie; quelle di tipo Ldl, o colesterolo cattivo, fanno sostanzialmente il contrario. Ma solo quando il colesterolo è in eccesso, altrimenti svolgono un compito importante: distribuire il colesterolo nelle cellule.

Lo squilibrio è causato insomma da un elevato apporto di colesterolo endogeno con i cibi. E la battaglia non va condotta contro il colesterolo in sé, ma contro il suo eccesso. Le armi per combatterlo si trovano nelle linee guida, a partire dall’adozione di una dieta, come quella mediterranea, che dia ampio spazio ai vegetali ma senza escludere i prodotti animali – in primis pesce ricco di omega 3. E le uova, accusate di ogni nefandezza? Nemmeno queste sono da abolire, ci dicono gli studi scientifici. Infatti la produzione endogena di colesterolo non è stimolata tanto dall’elevata presenza di questa molecola in un alimento, quanto dall’eccesso di zuccheri. Ciò non significa comunque che non si debba usare moderazione con i cibi contenenti colesterolo. E tanto meno che si possa fare a meno di dimagrire, di smettere di fumare e di fare sport.

(1)Welsh J A, Sharma A et al. “Caloric Sweetener Consumption and Dyslipidemia Among US Adults” JAMA. 2010;303(15):1490-1497.

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